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martedì 18 maggio 2010

Hahnemann - Recensione di Augusto Romano


Il medico conta più del farmaco

Biografia - Hahnemann, il bizzarro e carismatico padre dell'omeopatia

di Augusto Romano



L'omeopatia, con i suoi modi insinuanti (una medicina pulita, una medicina che non fa male) continua a fare proseliti, o a mietere vittime. Pochi di noi, tuttavia, hanno notizia di Samuel Hahnemann, fondatore di questo indirizzo terapeutico, nato in Gernmania e vissuto tra il Settecento e l'Ottocento.
A lui è dedicato Hahnemann. Vita del padre dell'omeopatia (edizioni e/o, pp. 151, 15€) il libro che Riccardo De Torrebruna e Luigi Turinese hanno scritto a quattro mani componendo una "sonata in cinque movimenti" ideale spartito mozartiano suddiviso in due parti: da un lato diario intimo, in cui vengono annotati "ricordi, sogni e riflessioni" del bizzarro maestro; dall'altro cronologia delle scoperte che pongono le basi della nuova disciplina.
A fine Settecento medicamenti che segneranno la storia della medicina - come la corteccia di china e la digitale - si accompagnano a terapie d'urto, quali purghe violente, bagni gelati o bollenti, sanguisughe, salassi. Hahnemann, intelligente, colto, testardo, appassionato, non si dà pace del fatto che non ci sia nessun fondamento empirico alla base di queste terapie, tanto da arrivare un giorno, di fronte alla coda dei malati in attesa, ad affiggere sulla parete dello studio un cartello con scritto: "Andatevene, giacché io non vi so curare". Non si tratta che di un momento di scoraggiamento nell'esercizio di un "mestiere privilegiato e allo stesso tempo infame".

Osservando che l'assunzione di corteccia di china determina i sintomi della febbre malarica, Hahnemann si convince che un farmaco possa eliminare nel malato gli stessi disturbi che è in grado di indurre in un organismo sano. La via della guarigione sta dunque nel soddisfare il principio similia similibus curentur.
Nulla di totalmente originale, se si pensa che un tempo presso le tribù primitive si mangiuava il cuore del leone per acquisire coraggioo il cervello del nemico per diventare più intelligenti.

Il libro, agile, scorrevole, di piacevole lettura, presenta le vittorie e le sconfitte di uno spirito inquieto, ma non prende posizione a riguardo delle polemiche che periodicamente si abbattono sull'efficacia dei farmaci omeopatici. O meglio, forse la prende, quando annota che, nel corse dell'epidemia di colera che flagellò l'Europa nel 1881, in cui si ammalarono due milioni di persone con una mortalità del 50%, il 90% dei pazienti trattati omeopaticamente guarì.
Ciò che non viene detto è il trattamento previsto per il colera dalla medicina allopatica dell'epoca: immergere il malato in una vasca di acqua bollente e somministrargli un prodotto in grado di indurre il vomito, a dosi ripetute se il medico lo riteneva necessario. E' chiaro che qualsiasi altra terapia non poteva che ottenere risultati migliori!


Prospero Andreani: Studio della copertina del libro

Il fascino del libro non sta dunque nel convincerci dell'efficacia di rimedi largamente criticati anche se a tutt'oggi molto diffusi, quanto nel presentarci un uomo carismatico, che pensava di curare con i suoi preparati ma che, a sua insaputa, ha fatto della capacità di ascolto, del rispetto per l'individualità del paziente e della penetrante intuizione i suoi più potenti strumenti terapeutici.
Insieme al contemporaneo Mesmer, egli è stato tra i pionierti di un nuovo approccio alla patologia mentale, fondato sulle virtù guaritrici legate alla personalità del medico. Quelle stesse virtù che, pochi decenni dopo, la psicoanalisi avrebbe compreso nel concetto di transfert e controtransfert.

Augusto Romano

Articolo pubblicato sulla rivista TUTTOLibri del 17.11.2007







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