La qualità maggiore di un buon medico è un'estrema capacità di attenzione, perché la medicina è sopra ogni altra cosa un'arte dell'osservare

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lunedì 28 febbraio 2011

Le Recensioni di L.T. - "Gli insegnamenti essenziali" , del Dalai Lama

Dalai Lama, "Gli insegnamenti essenziali", Perla Edizioni, Milano 1994

In questo libro dall'editing invero un po' sommario vengono presentati due contributi importanti del quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso.

Il primo, "Il sentiero del Bodhisattva", è un insegnamento impartito a Bodh Gaya nel 1974 in occasione di un'oceanica iniziazione di Kalachakra. Il Dalai Lama prende lo spunto dalle trentasette pratiche dei Bodhisattva, così come sono riportate in un testo tibetano del XIII-XIV secolo.
Il relativo commento è un'illuminata sintesi della prospettiva Mahayana sulla liberazione.

La seconda parte del libro si intitola "La chiave del Madhyamika" ed espone la via di Nagarjuna, il fondatore appunto della scuola Madhyamika del buddhismo, colui il quale elaborò per primo la dottrina della Sunyata (il Vuoto).
Per la verità non si tratta di un inedito. Difatti questo testo, con il titolo "La chiave per la via di mezzo", era stato già pubblicato da Ubaldini nel 1976, in un volume che comprendeva anche "Il buddhismo del Tibet".

Il titolo complessivo del volume che presentiamo, "Gli insegnamenti essenziali", è certamente pertinente, poiché, come sottolinea Corrado Pensa nella chiara prefazione " ... l'accento cade e ricade, secondo quella sapiente insistenza tipica delle grandi spiritualità, sui temi centrali del cammino interiore, naturalmente nella loro formulazione buddhista Mahayana-Vajrayana: la rinuncia, la compassione, la vacuità" (pag. 7).



Luigi Turinese


In foto: "Vecchina nel bosco"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo ", Anno XV, n. 58, Aprile-Giugno 1996

Le Recensioni di L.T. - "L'arte della guerra", di Sun Tzu

Sun Tzu, "L'arte della guerra", Ubaldini Editore, Roma 1990

Nel periodo degli Stati Combattenti (V-III secolo a.C.), un guerriero-filosofo semileggendario, Sun Tzu, elaborò un trattato di strategia bellica destinato ad avere fortuna nei secoli a venire.

La prima cosa che viene in mente di fronte a questa opera così particolare è che dovrebbe essere letta dai capi di stato contemporanei. "Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità": la forte connotazione taoista di queste parole di Sun Tzu vorremmo scorgerla in coloro i quali, in questi tempi di nuovo oscuri, non riescono a risolvere i conflitti tra i popoli senza ricadere negli strazi della guerra.

Nel trattatello di Sun Tzu, viceversa, colpisce l'intento "preventivo", quasi che il guerriero somigliasse di più ad un medico che ad un comminatore di morte. Ma ciò che induce a profonde riflessioni è la capacità, tutta taoista - ma anche buddhista - di cogliere con un unico sguardo i due termini contraddittori di un fenomeno: crudeltà e umanitarismo, azione e quiete.


Luigi Turinese


In foto: "Spavaldo"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

Le Recensioni di L.T. - " Nuvola Vuota", di Xu-Yun

Xu-Yun, "Nuvola Vuota", Ubaldini Editore, Roma 1990

Charles Luk, che con Richard Hunn ha curato questo appassionante diario autobiografico, ha contribuito largamente a diffondere il buddhismo cinese in Occidente. Nato a Canton sul finire del secolo scorso, fu discepolo del grande maestro Chan Xu-Yun.

Figura quasi leggendaria, anche per la lunghissima esistenza (nato nel 1840, morì nel 1939: centouno anni di Dharma!), Xu-Yun fu protagonista , tra l'altro, del movimento buddhista a favore dell'autosufficienza dei monasteri. Ciò non gli risparmiò la diffidenza delle autorità, che tentarono persino di eliminarlo fisicamente quando era già ultracentenario. Sopravvissuto al brutale pestaggio, " ... Xu-Yun ha incarnato una mitica figura del folklore buddhista, quella del "pavone che si nutre di veleno": l'amarezza del cibo si tramuta in nutrimento spirituale" (dall'Introduzione, Pag. 15).

Al di là degli innegabili elementi agiografici, questa autobiografia si presenta come un interessante spaccato del conflitto contemporaneo tra materialismo e spiritualità, che può trovare soluzione proprio a partire dalla costitutiva flessibilità buddhista. Lo stesso Xu-Yun, formatosi alla scuola Chan, rifuggì da ogni rigidità, insegnando il buddhismo della Terra Pura e dedicandosi all'approfondimento delle scritture, sutra e shastra: in ogni contesto, dunque, escogitando i "mezzi abili" per la comunicazione del Dharma.

Luigi Turinese


In foto: "Numerosità"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

Le Recensioni di L.T. - "Donna risvegliati!", di C. Feldman

Christina Feldman, "Donna risvegliati!", Ubaldini Editore, Roma 1990

" ... Le donne portano con sé una storia in cui hanno imparato ad ascoltare le voci che provengono dall'esterno, anziché quelle interne. Da bambine ci siamo imposte di accettare i valori di altri che ci dicevano come "dovevamo" essere e che cosa significava essere "brave" e "buone". A queste richieste noi rispondiamo in modo da garantirci, nella vita, un certo livello di affermazione, di approvazione e di sicurezza; e così il modello si consolida ... Seguendo la via della contemplazione e della meditazione riusciamo a sciogliere i nodi dei condizionamenti che ci portano a prosternarci di fronte all'autorità (dall'Introduzione, pagg. 9-10)".

In queste parole è racchiusa la motivazione del cammino coraggioso che l'autrice ha intrapreso e sta percorrendo, e di cui la fondazione con Christopher Titmuss del Centro di meditazione Gaia House, in Gran Bretagna, costituisce probabilmente una pietra miliare.

Per una donna che intenda percorrere in modo originale un cammino di liberazione la strada è certamente più difficile. Occorre andare oltre i miti espressi dalla favole, in cui le donne aspettano la salvezza dall'esterno; proiettare all'esterno paure e speranze, esercizio samsarico per eccellenza, è infatti proposto sistematicamente alle donne, fino a che esse lo introiettano.
Il risveglio spirituale, insomma, per le donne procede necessariamente di pari passo con un cammino di emancipazione.

Poiché tuttavia non si dà la liberazione femminile senza il coinvolgimento delle categorie culturali maschili, questo è un libro da consigliare assolutamente a tutti i meditanti, a prescindere dal sesso.
Per le donne Feldman propone meditazioni specifiche: sulla solitudine, sull'esplorazione del mito personale, sull'unità, su come sciogliere i nodi, sul potenziamento interiore.


Luigi Turinese


In foto: "Conturbante purezza"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

giovedì 24 febbraio 2011

Le Recensioni di L.T. - "Il metodo graduale per ottenere l'illuminazione", di Geshe Namgyal Wangchen

Geshe Namgyal Wangchen, "Il metodo graduale per ottenere l'illuminazione", Ubaldini Editore, Roma 1990

La via graduale all'illuminazione (Lam rim nella tradizione tibetana) è una pratica essenziale del Mahayana. Essa consiste nello sviluppo di bodhicitta, la mente dell'illuminazione, che spinge il bodhisattva a cercare il bene di tutti gli esseri senzienti.

In questo approccio, caratterizzato nella versione tibetana da un ritualismo talvolta un po' pedante , è centrale la figura del maestro, dal quale si riceve la trasmissione dell'insegnamento. Parimenti centrale è lo studio dei testi dei maestri di meditazione, tra i quali viene riconosciuta una posizione preminente all'indiano Atisha (XI secolo) e al tibetano Lama Tsong Khapa (XIV secolo).

"La lampada della via dell'illuminazione", di Atisha. viene considerato tuttora in Tibet il fondamento della pratica del Mahayana.

Geshe Mangyal Wangchen, con il taglio analitico consueto nella tradizione tibetana, enumera i requisiti di base per la pratica della meditazione, per poi diffondersi sulle meditazioni ai diversi livelli di sviluppo interiore. Chiude il libro il capitolo forse più interessante, dedicato alle sei perfezioni o paramita: generosità, moralità, pazienza, perseveranza, mente concentrata, saggezza.


Luigi Turinese


In foto: "Eleganza"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

Le Recensioni di L.T. - "Il buddhismo mahayana", di P. Williams

Paul Williams, "Il buddhismo mahayana", Ubaldini Editore, Roma 1999

Paul Williams, segretario europeo dell'Associazione Internazionale di Studi Buddhisti, rappresenta una sintesi feconda tra erudizione universitaria e pratica buddhista.
Il suo libro è un ponderoso e accurato studio accademico sui due aspetti centrali del buddhismo mahayana: prajna (sapienza) e karuna (compassione).
Notevole interesse riveste la ricostruzione storica del dipanarsi delle diverse tradizioni a partire dal corpo centrale dell'insegnamento di Sakyamuni. Vi si legge delle polemiche e delle derisioni nei confronti dei primi monaci di ispirazione mahayana, fino all'affermarsi, soprattutto in Estremo Oriente, delle tradizioni centrate sull'ideale del bodhisattva.

Particolare attenzione viene posta al Sutra del Loto e al Sutra della Prajnaparamita, scritture cardinali del Mahayana. La messe di note e di riferimenti bibliografici fa di questo testo una pietra miliare degli studi storici sul buddhismo, costituendo allo stesso tempo una lettura impegnativa per il neofita che si aspettasse una semplice introduzione all'argomento.

Luigi Turinese


In foto: "Le tre età della vita"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

mercoledì 23 febbraio 2011

Le Recensioni di L.T. - "Alexandra David-Néel", di R. Middleton

Ruth Middleton, "Alexandra David-Néel", Astrolabio Editore, Roma 1990

La lunga vita di Alexandra David-Néel (1868-1969) procede di pari passo con lo svilupparsi dell'interesse occidentale per il buddhismo. La presente biografia disegna la storia di una donna sempre "fuori posto", di un'anima originale alla perenne ricerca dell' "oltre". L
L'istinto mgratorio sembra essere infatti il tratto saliente della sua personalità, sin da quando, poco più che ventenne compie un viaggio in India sulla scorta di un precoce interesse per le religioni comparate. Segue una fase in cui la giovane francese si guadagna di vivere e dà spazio alla sua anima inquieta facendo la cantante lirica e intrattenendo una relazione con un giovane compositore. Le spinte sociali hanno però, per breve tempo, il sopravvento, e Alexandra finisce con lo sposare Philippe David-Néel.

E' il 1924. Dopo soli sette anni, però, il conflitto relativo alla sua condizione femminile la spinge fuori dal matrimonio borghese e di nuovo in partenza per l'Oriente. Questa volta l'assenza dall'Europa durerà oltre dieci anni.

Dieci anni in cui, alla ricerca della propria individuazione, Alexandra passerà attraverso le avventure più incredibili, che la condurranno, francese, donna, a divenire il primo Lama occidentale. L'uso dell'innata teatralità la aiuterà sempre nelle situazioni difficili. E' in questo periodo, culminante nel trionfale e avventuroso ingresso a Lhasa, che compare nella sua vita un giovane tibetano, Yongden, il quale diventerà segretario, compagno di ricerca, servitore, figlio, e con cui scriverà anche un libro, "Mipam, il Lama dalle cinque saggezze".

A cinquantasei anni, travestita da tibetano, Alexandra fa dunque il suo ingresso a Lhasa, area proibita a qualunque straniero. E' il culmine di un viaggio, interiore almeno quanto geografico. "La nostra vera casa è un paese che non sta da nessuna parte".


Luigi Turinese


In foto: "Reticolato verde"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

Le Recensioni di L.T. - "Tibet. Le danze rituali dei Lama", di P. Verni, V. Sevegnani

Piero Verni, Vicky Sevegnani, "Tibet. Le danze rituali dei Lama", Nardii Press, Firenze 1990

In qualche modo "garantita" da una presentazione del Dalai Lama, questa elegante pubblicazione raccoglie l'ennesimo, prezioso reportage di Piero Verni dal Paese delle nevi.

Questa volta, anche a causa del soggetto in un certo senso spettacolare che viene trattato, il lavoro di scrittura è molto opportunamente corredato da splendide immagini fotografiche a cura di Vicky Sevegnani. Dopo un'introduzione sulla cultura e la religione tibetane, interrelate a tal segno da potersi chiedere se tale distinzione sia legittima, si passa all'argomento specifico del libro, la danza sacra o cham.
La descrizione di costumi, maschere, strumenti musicali e "di scena" è resa ancor più affascinante dalla policromia delle immagini. Il cham si svolge abitualmente nei cortili del gompa, al cospetto della popolazione e dunque come cerimonia pubblica. L'approfondito livello simbolico, poi, sebbene di difficile decodificazione letterale, sostiene tale processo, poiché allude ad esperienze archetipiche che possiedono un valore in un certo senso metaculturale.

Siamo di fronte, in definitiva, ad un testo che avvicina al Tibet e che, per usare le parole dello stesso Dalai Lama, "... consetirà di apprezzare maggiormente un aspetto entusiasmante della splendida, ma purtroppo gravemente minacciata, cultura tibetana".


Luigi Turinese


In foto: "Piede di gigante"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

Le Recensioni di L.T. - "Tibet, una terra, una cultura " e altri saggi

Istituto Internazionale di Studi Tibetani, "Tibet, una terra , una cultura" Shang-Shung Edizioni, Arcidosso, 1990

Fosco Maraini, "Prima della tempesta", Shang-Shung Edizioni, Arcidosso, 1990

Namkhai Norbu, "Viaggio nella cultura dei nomadi tibetani",Shang-Shung Edizioni, Arcidosso, 1990


L'Istituto Shan-Shung continua a sfornare preziosi documenti di cultura tibetana. I tre libri qui presentati hanno caratteristiche assai diverse tra loro. Il testo sul Tibet rappresenta un eccellente fascicolo didattico per il profano; per intenderci, figurerebbe benissimo nelle scuole medie superiori, se solo si volesse allargare l'orizzonte culturale degli studenti alle popolazioni "che non hanno fatto la storia" (cioè che non hanno fatto le guerre).

La raccolta fotografica di Fosco Maraini ha un fascino tutto particolare. Oltre a essere costituita da immagini in bianco e nero nitido e di ottima fattura, è una autentica testimonianza diretta di due spedizioni guidate in Tibet da Giuseppe Tucci nel 1937 e nel 1948; l'ultima immagine, fuori numerazione, ritrae Tucci mentre sorseggia tè tibetano la mattina del 2 luglio 1937, e costituisce un commosso omaggio al grande orientalista italiano.

Il testo di Norbu, infine, è come al solito e come è ovvio una descrizione di prima mano di un aspetto della cultura tibetana. Questa volta si tratta della ricostruzione, attraverso lo studio di popolazioni nomadi del Tibet orientale, dello sfondo storico-culturale dell'epopea di Kesar di Ling.

Luigi Turinese


In foto: "Lampioncini"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 38, Aprile-Giugno 1991

domenica 20 febbraio 2011

I disturbi cardiovascolari

L'impiego di tinture madri e macerati glicerici estratti da piante ad azione sedativa, antipertensiva, vasodilatatrice, diuretica

Lasciando alla farmacologia e al pronto intervento ospedaliero la cura delle gravi affezioni cardiovascolari, alla fitoterapia resta comunque un vasto campo d'azione nella regolazione del ritmo cardiaco, nelle alterazioni tensive e di lieve entità e nell'insufficienza venosa non complicata.

di Luigi Turinese

Nel trattare i disturbi di natura cardiovascolare con le tinture madri e i gemmoderivati, è più che mai opportuno circoscrivere le indicazioni e i limiti dell'approccio fitoterapico.
Va da sé che le urgenze cardiovascolari (infarto del miocardio, edema polmonare acuto, ictus cerebrale, ecc.) devono essere trattate con metodiche di pronto soccorso; e che l'insufficienza cardiaca necessita di cardiocinetici, come l'ipertensione arteriosa di media e notevole entità dovrà fare appello a farmaci di sintesi (diuretici, beta bloccanti, vasodilatatori, inibitori del converting enzyme) lasciando alle TM e ai MG tuttalpiù il ruolo di comprimari.
Allo stesso modo non potremo pretendere di risolvere un fenomeno di fibrillazione atriale o di flutter, mentre i disturbi funzionali del ritmo cardiaco rappresentano una buona indicazione, così come le alterazioni tensive di lieve entità e i disturbi causati da insufficienza venosa non complicata.

Disturbi del ritmo cardiaco
Una volta esclusa l'organicità dei fenomeni mediante esame obiettivo e strumentale, il campo si restringe di fatto a due situazioni cliniche: la tachicardia sinusale(aumento della frequenza cardiaca tra i 100 e i 180 battiti al minuto) e le sistoli premature ectopiche (i cosiddetti fenomeni di extrasistolia). In entrambi i casi si verifica una eccessiva liberazione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina) responsabili di svariati stimoli neurovegetativi: palpitazioni, senzazioni di mozzafiato ecc.
La cardiaca è una pianta dotata di azione sedativa generale, più marcata a livello del cuore, come suggerisce il nome stesso: Leonorus cardiaca TM, 30 gocce tre volte al dì.
Tra i genmmoderivati quello ricavato dai giovani getti di biancospino possiede un particolare tropismo per il sistema cardiovascolare; esso è in grado di ridurre la frequenza cardiaca e di regolare i disturbi del ritmo.
Laddove sia evidente una genesi psicogena dei disturbi, o semplicemente nei casi di conclamata neurodistonia, è prezioso complementare il MG di gemme di tiglio: Crataegus oxyacantha MG 1 DH e Tilia tomentosa MG 1 DH, 50 gocce di ciascun rimedio in 1/2 bicchiere d'acqua, da una a tre volte al dì.

Ipertensione arteriosa
Si parla di ipertensione arteriosa di fronte a un innalzamentto persistente della pressione sistolica e/o diastolica oltre i valori di 140/90 mmHg. L'ipertensione può avere una causa non conosciuta, e in questo caso si parla di ipertensione essenziale o idiopatica; oppure esser associata con altre malattie primarie (ipertensione secondaria): malattie renali, endocrinopatie, malformazioni.
La possibilità di un intervento fitogemmoterapico si deve limitare ai casi più contenuti di ipertensione essenziale. In queste forme si realizza un'iperattività del sistema cardiovascolare alla stimolazione simpatica.
Bisogna sottolineare che l'ipertensione essenziale si mantiene asintomatica fino al momento della comparsa delle complicanze. Pertanto le vertigini, le vampate in viso, la cefalea, l'affaticabilità, l'epistassi, il nervosismo, non sono connessi all'ipertensione non complicata.
Le complicanze comprendono insufficienza ventricolare sinistra, cardiopatia aterosclerotica, emorragie retiniche, edema della pupilla, accidenti vascolari, insufficienza cerebro-vascolare, insufficienza renale. Nella patogenesi dell'affezione sono implicati fattori costituzionali, ambientali (regime dietetico)neurogeni (ipertono simpatico), umorali (enzimi e polipetidi responsabili della regolazione pressoria), vascolari (aumento delle resistenze periferiche, sclerosi delle pareti vasali).
Dal bulbo di aglio si ricava una TM dotata di azione antipertensiva mediata da vasodilatazione arteriolare o incremento della diuresi: Allium sativum TM, 25 gocce tre volte al dì.
La TM di Rauwolfia serpentina contiene reserpina, alcaloide ipotensivo assai potente ad azione simpaticolitica: 20 gocce tre volte al dì, per periodi consecutivi non superiori a tre settimane e sotto stretto controllo medico.
Il vischio è una pianta parassita di altre piante, da cui trae le principali proprietà; il vischio del biancospino ha una spiccata azione ipotensiva e diuretica: Viscum crataegi TM 30 gocce tre voite al dì. I gemmoderivati sono due: Crataegus oxyacantha, il biancospino (vedi sopra a proposito dei disturbi del ritmo) e l'olivo, Olea europea MG 1 DH, 30 gocce due volte al dì.

Ipotensione arteriosa
La pressione sanguigna anormalmente bassa è una condizione che si può verificare per svariati motivi; ci limiteremo qui alla terapia dell'ipertensione ortostatica, ossia dell'eccessiva diminuizione pressoria in concomitanza con l'assunzione della stazione eretta.
In questa situazione si instaura una doppia anomalia neurovegetativa: inibizione dlel'attività simpatica e aumento dell'attività vagale. Ne consegue una diminuzione della gittata cardiaca che comporta una riduzione della perfusione tissutale, soprattutto del territorio cerebrale. Il quadro clinico è legato proprio alla riduzione del flusso cerebrale e comprende sensazioni di mancamento e leggerezza del capo, obnubilamento mentale e fisico e, nei casi più gravi, sincope.
Molto efficace, ma da usarsi con una certa cautela per la presenza dell'alcaloide efedrna, è la TM di Ephedra vulgaris: 10 gocce due volte al dì sono sufficineti.
L'azione adrenalino-simile dell'efedrina spiega le proprietà della pianta, riconducibili a una vasocostrizione mediata da un ipertono simpatico. Le gemme di quercia e di ribes nero stimolano la produzione ormonale a livello della corteccia surrenale: Quercus peduncolata MG 1 DH e Ribes nigrum MG 1 DH, 50 gocce a dì di ciascun rimedio.

Varici degli arti inferiori
Vene superficiali dilatate, tortuose, con valvole insufficienti si riscontrano con relativa frequenza soprattutto in soggetti di sesso femminile. La familiarità, le gravidanze, le professioni che impongono lunghe permanenze nella stazione eretta costituiscono i maggiori fattori predisponenti a questa patologia, che predilige i distretti della grande e della piccola safena.
Il quadro clinico comprende disturbi esterni, sensazione di peso e sensazione di fatica; le complicanze più frequenti sono le tromboflebiti, le più temibili le ulcere varicose. L'ispezione delle gambe in posizione ortostatica e la velocimetria Doppler sono gli strumenti di diagnosi più semplici e opportuni.
L'intervento chirurgico va riservato a questi casi in cui le complicanze si fanno più frequenti e temibili. La terapia conservativa prevede misure empiriche: l'uso di calze elastiche, l'elevamento delle gambe, il movimento costante, le docce alternate (ad esempio getti di acqua calda per un minuto seguiti da getti di acqua fredda per un tempo doppio).
Quanto alla fitoterapia: Hamamelis virginiana TM, 30 gocce tre volte al dì, ha un'azione flebotonica ed emostatica e può trovare una indicazione anche nelle forme complicate di tromboiflebiti. Accanto all'amammelide , il pungitopo fornisce una TM di sicura efficacia: Ruscus aculeatus TM, stessa posologia del rimedio precedente, con azione fllebotonica e speciale indicazione nei soggetti con gli arti inferiori edematosi. Il sorbo e il castagno forniscono gemme la cui macerazione dà gemmoderivati utili rispettivamente nell'insufficienza venosa e nell'insufficienza linfatica: Sorbus domestica MG 1 DH e Castanea vesca MG 1 DH, 50 gocce al dì di ciascun rimedio.


In foto: "Svettando verso la Luce"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n.65, Gennaio 1990, pagg. 22-23

giovedì 17 febbraio 2011

Elementi spirituali della cura - Incontro pubblico - Ancona, 19 Febbraio 2011

Centro di Ancona
via Palestro, 46 - 60124 Ancona (AN)
Telefono: +39 071 200813 - 3273285090
E-mail:
ancona@psicosintesi.it


“La qualità maggiore di un buon medico è
un'estrema capacità di attenzione,
perché la medicina è sopra ogni altra cosa
un'arte dell'osservare


LUIGI TURINESE
Medico, Esperto in Omeopatia, Psicoanalista junghiano, scrittore

sarà ad
Ancona
Liceo Scientifico Savoia - via Vecchini, 2

sabato 19 febbraio ore 17,45

per un incontro pubblico dal titolo
ELEMENTI SPIRITUALI DELLA CURA
Ingresso libero

domenica 20 febbraio ore 9,00-17,00
seguirà il

SEMINARIO
presso il
Centro di Psicosintesi sito in via Palestro, 46

Come suggerito da Jung, al cuore del disagio di ognuno di noi, soprattutto nella seconda metà della vita, c’è un nodo religioso irrisolto. Il seminario si propone da un lato di evidenziare come ogni indagine del profondo non possa eludere la presa in esame di elementi spirituali; dall’altro come anche una “semplice” visita medica, se non trascura l’unità psicosomatica, possa promuovere un allargamento dell’area della coscienza. La struttura del seminario sarà “circolare” ed esperienziale, nel senso che le storie dei partecipanti costituiranno la base di partenza per un lavoro di gruppo.

http://www.luigiturinese.blogspot.com/

Richiesta l’iscrizione al numero 3273285090
Contributo: soci € 75 - non soci € 90

sabato 12 febbraio 2011

Le Recensioni di L.T. - "La via del Tantra", di Lama Yesce

Lama Yesce, "La via del Tantra", Chiara Luce Edizioni, Pomaia, 1998


La figura di Lama Thubten Yesce, scomparso nel marzo 1984 a quarantanove anni, non cessa di irradiare luce.

In un tempo relativamente breve , egli portò a compimento un'opera di diffusione del Dharma di enormi proporzioni e soprattutto di elevata qualità. Il suo insegnamento si distingue per essere chiaro e diretto, quindi consono alla mente occidentale, e sempre sostenuto da una forte carica di simpatia umana, che si mantiene inalterata anche nella pagina scritta.
Il libro in questione, di cui sono stati già presentati degli stralci su PARAMITA 25e 27, racchiude insegnamenti elargiti tra il 1975 e il 1983. Curato nell'originale da Jonathan Landaw per le eccellenti Wisdom Publications e con l'ottima traduzione dall'inglese di Lorenzo Vassallo, rappresenta una ottima introduzione al Tantra dalla prospettiva buddhista; e tuttavia Lama Yesce non ci fa mai per così dire pesare il suo essere buddhista, riuscendo al contrario a sottolineare l'attualità e l'universalità dell'approccio tantrico.

Il Tantra mira alla trasformazione di qualsiasi esperienza nel cammino della realizzazione. Il suo interesse per un percorso interiore che non sia in alternativa allo scorrere della vita profana è elemento di grande modernità. Il desiderio, conformemente alla tradizionale posizione buddhista, è visto come il combustibile dell'insoddisfazione esistenziale; la consegna, tuttavia, non è di difendersene, bensì di esplorarlo per utilizzare l'energia in esso contenuta: si passa così dall'evitazione alla trasformazione del desiderio e di conseguenza alla radicalizzazione dell'idea che non c'è nulla di male nel mondo, se non una certa nostra abitudine mentale improntata all'attaccamento e quindi bisognosa di etichettare alcune azioni come malvage allo scopo di difendercene.
Imparare a godere pienamente dei piaceri della vita senza sviluppare attaccamento nei loro confronti: ecco la sfida proposta dalla via del Tantra, in cui il distacco dagli agenti del desiderio costituisce la premessa per l'apparire della saggezza penetrativa e insieme il suo frutto più maturo.
Per lo meno in Occidente, la sfera affettivo-sessuale è la sede per così dire "naturale" per lo sviluppo dell'attaccamento. Trascendere l'attaccamento in quest'area, perciò,significa fare un grosso passo verso la liberazione.
"Molti di noi cercano l'uomo e la donna dei propri sogni, qualcuno che sia fonte di illimitata felicità, ma nonostante abbiano collezionato una lunga serie di relazioni... questi sogni rimangono sempre delle chimere. Quello che non riusciamo a capire è che dentro di noi c'è una sorgente di energia, maschile e femminile. Perciò molti dei nostri problemi sorgono o perché ignoriamo, o perché sopprimiamo quello che abbiamo in noi. Gli uomini cercano di nascondere il loro aspetto femminile e le donne hanno paura di esprimere la loro energia maschile. Come risultato ci sentiamo costantemente separati da qualcosa di cui abbiamo bisogno ... Come risultato il nostro comportamento è in gran parte viziato dall'insicurezza e dalla possessività" (pag. 33).

Il sentiero tantrico, in definitiva, è un addestramento ad usare al meglio l'energia interiore; al servizio di questo obiettivo è posto l'aspetto più universale del Tantra, l'esplorazione della condivisione umana al di fuori di ogni fede o autorità.


Luigi Turinese


In foto: "Elegante morbidezza"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno VIII, n. 30, Aprile-Giugno 1989

mercoledì 9 febbraio 2011

Schemi terapeuitici di alcune affezioni dermatologiche

Tinture Madri e Macerati Glicerici per il trattamento dell'acne giovanile e dell'herpes simplex

Le malattie della pelle risultano frequentemente refrattarie al pur sterminato arsenale farmaceutico messo a punto in questi anni, e nonostante siano ormai in gran parte noti i loro meccanismi eziopatogenetici. Sono invece uno dei migliori campi d'azione della fitoterapia.

di Luigi Turinese

Le malattie della pelle per la loro stessa "evidenza", hanno sempre avuto un posto di grande rilievo nella storia della patologia umana. Dunque fitoterapia e dermatosi - la più antica arte terapautica e il più antico gruppo di malattie - hanno conosciuto uno sviluppo parallelo. Anche al giorno d'oggi, pur essendo sterminato l'arsenale farmaceutico a nostra disposizione, la dermatologia rimane uno dei migliori campi d'azione della fitoterapia.
Se da una parte infatti vengono sempre meglio precisati i meccanismi eziopatogenetici delle malattie della pelle, la loro terapia è il più delle volte limitata ad interventi locali, spesso non privi di effetti collaterali anche sistemici (si pensi all'abuso di steroidi topici).
Come esempio di intervento fitogemmoterapico in dermatologia ho scelto due malattie di assai elevata incidenza epidemiologica: l'acne giovanile e l'herpes simplex. Per ognuna di queste patologie si è indicata , oltre ad una breve sintesi fisiopatologica e clinica, una rassegna il più possibile succinta di T.M. e M.G. in modo da rendere agevole la costruzione di uno schema terapeutico.

Acne giovanile
Si tratta di una malattia multifattoriale poligenetica, caratteristica della pubertà e dell'adolescenza. Il follicolo pilosebaceo è la sede istotopografica dell'acne. A giustificare la comparsa dell'acne vengono chiamati in causa fattori di varia natura:
- fattori ormonali, riassumibili in un'aumentata attività androgenica;
- fattori genetici;
- fattori alimentari; la loro importanza è stata recentemente contestata, ma non c'è dubbio che periodi di squilibri alimentari aggravano l'acne; così come non c'è dubbio che le sole correzioni del regime dietetico non siano in alcun modo sufficienti alla terapia;
- fattori ecologici (ambienti surriscaldati, inquinamento atmosferico);
- fattori psicologici;
- fattori tossi-infettivi;
- fattori iatrogeni (anabolizzanti, corticosteroidi, ecc ...).
I diversi fattori implicati provocano un aumento di sebosintesi a livello dell'unità pilosebacea, dove si crea una sovrainfezione batterica, dovuta in massima parte allo stafilocacco e al corynebacterium acnesis; la lipasi di quest'ultimo provoca la scissione idrolitica dei trigliceridi (che costituiscono il 57% del sebo), da cui si formano acidi grassi liberi che hanno azione irritante.
La terapia locale ha ben scarsa importanza, fatta eccezione per preparati a base di calendula. La T.M. è preparata dalle sommità fiorite raccolte in primavera e in autunno, messe a macerare in alcol a 55°. Se ne pongono 25-30 gocce in mezzo bicchiere d'acqua bollita e fatta raffreddare, e si fanno impacchi sulle sedi di lesione. Si può anche usare una pomata in cui viene incorporata la T.M. al 4%. L'azione della calendula è antiflogistica, antisettica e cicatrizzante. Nella medicina popolare sono tradizionalmente adoperati infusi di bardana. Dalla radice di Arctium lappa, in effetti, si ricava una T.M. ad azione diuretica e depurativa, attiva contro i germi gram positivi. Anche la T.M. di Viola tricolor (viola del pensiero) esercita un'azione diuretica e depurativa; inoltre è in grado di procurare una certa analgesia (ricordiamo per inciso che Viola tricolor trova tra le sue indicazioni anche certe forme di artropatia). La posologia di queste T.M. è di 20-25 gocce due-tre volte al dì.
Dalle gemme fresche di Juglans regia (noce) si ottiene un M.G. capace di diminuire le beta-lipoproteine e il colesterolo; l'indicazione principale di questo gemmoderivato è costituita dall'acne pustolosa.
Le foglie e la corteccia dell'olmo sono tradizionalmente usate a scopo vulnerario. Ulmus campestris M.G., preparato a partire da gemme fresche, ha la proprietà di regolare la secrezione sebacea. Eczema "umido", impetigine, herpes simplex recidivante e ovviamente acne giovanile costituiscono le principali indicazioni per questo gemmoderivato. Per i M.G. la posologia va da 50 a 100 gocce al dì.

Herpes simplex
E' un'infezione virale ricorrente caratterizzata dalla comparsa sulla cute o sulle mucose di vescicole contenenti un liquido chiaro su una base sollevata ed infiammata. L'agente infettante è un virus neurodermotropo, di cui esistono due ceppi: il tipo 1 provoca comunemenete herpes labialis e cheratite; il tipo 2 è spesso causa di infezione genitale. Il virus rimane latente nei gangli nervosi, sicché svariati fattori (esposizione al sole, malattie febbrili, stress psico-fisici, taluni farmaci e cibi) possono scatenare una recidiva.
Dopo un breve periodo prodromico caratterizzato da bruciore o prurito, compaiono alcune vescicole su base eritematosa; dopo alcuni giorni le vescicole si seccano e danno luogo a una sottile crosta giallastra. La guarigione comincia dopo 7-10 giorni dall'esordio e si completa in tre settimane. In caso di localizzazione genitale i tempi sono generalemnte accorciati.
La terapia si basa su pochi presidi, avendo l'obiettivo realistico di ridurre al minimo e alla minima intensità le recidive. L'enula campana è una pianta dai molti usi, antiussigena, diuretica, antisettica, è adoperata per uso interno e per via topica nell'herpes simplex. Inula helenium T.M. 30 gocce tre volte al dì per bocca e qualche goccia, assoluta, sulla sede di lesione.
Nella terapia delle recidive giova l'alternanza dei M.G. di Ulmus campestris e Rosa canina. 50 gocce al dì di ciascun preparato per due mesi su tre. Il M.G. di Rosa canina, sia detto per inciso, è utile in qualsiasi situazione caratterizzata da flogosi virali recidivanti; sperimemntalmente riequilibra il profilo proteico.

Resta inteso che i due quadri clinici trattati sono semplicemente esemplificativi di un settore di applicazione della fitogemmoterapia.
Vi sono infatti altre possibilità applicative in dermatologia: eczema, verruche, psoriasi (in quest'ultimo caso come coadiuvante), ecc.


In foto: "Arabian style corner"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n.58, Maggio 1989, pagg.14-15

Le Recensioni di L.T. - "Il piccolo libro della vita e della morte", di D.E. Harding

Douglas E. Harding, "Il piccolo libro della vita e della morte", Ubaldini Editore, Roma, 1989

Douglas Harding
è un curioso personaggio, un inglese ecletttico ed eccentrico che affianca alla professione di architetto interessi filosofico- religiosi e letterari: un tipo, per intenderci, nella linea che fu degnamente rappresentata da Christmas Humphreys.

Il nostro architetto, alle soglie degli ottanta anni, ha comprensibilmente rivolto la sua attenzione al problema della morte, sciorinando, in un bizzarro accostamento, conoscenze tratte dal Libro tibetano dei morti e dagli studi sulle esperienze di pre-morte; il tutto esposto con una leggerezza e un'ironia tipicamente britanniche. Ne risulta un libro nello spirito dello Zen, che muove da un'indagine accurata sull'essere qui e ora.
Si possono ravvisare elementi vedantici, come quando l'autore s'interroga su: " che cosa muore?" o "chi o che cosa sono io?".
La seconda parte è occupata da "esperimenti di immortalità", come li chiama l'autore: si tratta, in ultima analisi, di scoprire ciò che non muta ed è senza tempo.
La terza parte ("Avvicinarsi alla morte") e la quarta ("La vita dopo la morte") sono seguite da un'appendice intitolata significativamente "Istruzioni per il funerale".
Sebbene il discorso sembri a tratti farsi confuso, il tono generale del libro non è mai serioso, per cui possiamo sottoscrivere le parole di Ram Dass, che nella Prefazione (pag. 7) definisce D.E. Harding un "briccone spirituale".


Luigi Turinese


In foto: "Cornucopia"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

Le Recensioni di L.T. - "Politica e Zen: un nuovo manifesto", di AA.VV.

AA.VV., "Politica e Zen: un nuovo manifesto", Feltrinelli Editore, Milano 1990

Dall'area "arancione" giunge una proposta globale di revisione dei modi del vivere e dello stare insieme. Il libro è scritto a più mani ma presenta un denominatore comune: il fatto che ciascun autore, pur provenendo da campi diversi (politica, femminismo, psicoanalisi, controcultura, scienza), ad un certo punto della sua vita ha incontrato Osho Rajneesh, riconoscendone un determinato impulso di cambiamento. Il pensiero di Rajneesh, in buona parte ancora da conoscere al di là dei resoconti scandalistici che la stampa ha provveduto a divulgare, traspare, pur senza essere esplicitamente citato, in queste pagine. Pagine di ribellione ai condizionamenti socio-culturali che negli anni '60 e '70 erano stati individuati come determinanti: famiglia, stato, religione; e che gli anni '80 avevano contribuito a nascondere dietro una coltre di attivismo, perbenismo e aspirazione alla "professionalità".

La "forma-manifesto" del titolo ne giustifica e spiega le dimensioni ridotte. Sarà interessante vedere gli sviluppi di questo manifesto, se è vero che "uno spettro si aggira per il mondo, è lo spettro della meditazione. E' lo spettro di un uomo nuovo, di una nuova umanità liberata da tutti i legami e dalle superstizioni del passato" (pag. 65).

Luigi Turinese


In foto: "Intrico"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

Le Recensioni di L.T. - "L'arte di vivere felici. La tecnica di meditazione vipassana", di W. Hart

William Hart, "L'arte di vivere felici. La tecnica di meditazione vipassana", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1990

Come è noto, tutte le correnti del buddhismo si trovano d'accordo nel conferire il primato all'osservazione nella meditazione.
La tecnica di auto-osservazione buddhista, meglio nota come vipassana, sta riscuotendo un crescente interesse anche presso i praticanti laici proprio per la sua universalità.
Tra coloro che hanno contribuito a diffonderla per il mondo nell'ultimo ventennio, bisogna ricordare il maestro indiano Goenka. Laico anch'egli, apprese la vipassana da U Ba Khin.

Il presente libro rappresenta il primo studio completo del suo insegnamento ed è stato scritto da quello che è il suo assistente da alcuni anni. La scansione in dieci capitoli è opportuna in quanto riproduce il ritmo di un ritiro di vipassana, che in una decade addestra l'allievo all'autosservazione. " ... recidere i legami con l'esterno per vedere ciò che accade all'interno" (pag. 18): questo è ciò che viene suggerito di fare nel corso di un ritiro. Le sessioni di domande e risposte che chiudono ciascun capitolo danno un'idea del clima che si viene a creare e del rapporto on il maestro.

Ci auguriamo che libri come questo incoraggino i laici a procurarsi occasioni di pratica, sotto forma di corsi o di ritiri rifuggendo da tentazioni autarchiche; giacché "questo libro non è un manuale di fai-da-te per praticare la meditazione Vipassana, e chiunque lo usi in tal modo lo fa a proprio rischio e pericolo" (pag. 22).

Luigi Turinese


In foto: "Flamenco"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

venerdì 4 febbraio 2011

Le Recensioni di L.T. - "Il pensiero teosofico nella filosofia antica", di S. Demarchi

Silvano Demarchi, "Il pensiero teosofico nella filosofia antica", Piovan REditore, Abano Terme 1989.

L'idea portante del libro, cara a tutti gli studiosi della Tradizione, è che da una Radice Comune, identificata con l'origine aria dell'induismo, si dipartano le diverse vie spirituali.

In particolare, il pensiero teosofico si sarebbe espresso compiutamente nella filosofia platonica e in tutte le sue derivazioni.
Così, la Società Teosofica, fondata nel 1875 da Madame Blavatsky non sarebbe altro che una corrente neoplatonica contemporanea, la più adatta all'epoca moderna.

Il tema è svolto con pertinenza; i numerosi refusi rappresentano però un peccato, tanto più che si verificano in un contesto fitto di termini traslitterati da lingue antiche e con le quali non tutti hanno familiarità.

Luigi Turinese


In foto: "Sullo sfondo, l’Immensità 2"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

Le Recensioni di L.T. - "Il dialogo intrareligioso" di R. Panikkar

Raimundo Panikkar, "Il dialogo intrareligioso", Cittadella Editore, Assisi 1989

"Senza un dialogo esterno, cioè senza uno scambio costante con altra gente, le religioni soffocano" (pag. 10).

Partendo da questa idea, Raimundo Panikkar sviluppa un discorso articolato e complesso che finisce per oltrepassare il limite proprio del dialogo interreligioso: l'osservazione e il rispetto reciproci da posizioni tuttavia separate, in una prospettiva che tende a farsi sociologica.

Il dialogo intrareligioso, invece, si svolge nell'interiorità del cercatore aperto a prospettive diverse dalla propria; la ricerca della via di salvezza lo spinge ad aprirsi in tutte le direzioni.
Si tratta di concetti impegnativi, sebbene scritti nella forma più chiara possibile, dato l'argomento comunque "alto".

Il libro, che si dipana lungo sei densi capitoli, si conclude, e potremmo dire culmina, ponendo a raffronto la risposta buddhista e quella cristiana alle domande esistenziali dell'uomo; a partire dall'apparente contrapposizione tra vuoto (sunyata) e pieno (pleroma), che sembrano rappresentare la quintessenza rispettivamente della tradizione buddhista e di quella cristiana.

Luigi Turinese


In foto: "Sullo sfondo, l’Immensità"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

Le Recensioni di L.T. - "Dalai Lama. Biografia autorizzata", di P. Verni

Piero Verni, "Dalai Lama. Biografia autorizzata", Jaca Book, Milano 1990

Cinque anni
di colloquio tra l'autore, giornalista e scrittore di rinomata competenza orientalistica, e Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, hanno costituito una fertile premessa per la stesura di questo emozionante volume.

Si tratta della prima biografia di "Oceano di Saggezza", come attesta la preziosa, ancorché breve, Presentazione dello stesso Tenzin Gyatso. Un intelligente lavoro di montaggio permette di seguire le parole del Dalai Lama, perfettamente incastonate nel discorso generale dell'autore, attraverso diciannove capitoli e sei appendici.
Il libro è aggiornatissimo e culmina nella consegna, il dieci dicembre 1989, del Premio Nobel per la Pace.

Tuttavia la maggior parte del lavoro è dedicata all'indispensabile ricostruzione storica della civiltà tibetana, esempio singolare di società medioevale in cui un apparente immobilismo economico conviveva con una conoscenza interiore così approfondita da assicurare alla popolazione una felicità insospettabile se giudicata alla luce dei parametri occidentali contemporanei.

In un contesto siffatto appare comprensibile, e non manca anzi di emozionare, il racconto del riconoscimento della reincarnazione del XIV Dalai Lama da parte della delegazione di Lhasa: presagi, miracoli della natura, comportamenti fuori del comune del bambino indicato nell'ultimogenito di una coppia di umili, religiosissimi contadini il futuro Dalai Lama: una Betlemme del ventesimo secolo.

Come è noto, la vita di Tenzin Gyatso si fa presto difficile e quindi drammatica, quando l'invasione cinese del 1959 costringe alla diaspora il pacifico "popolo delle nevi" e all'esilio a Dharamsala, in India, il suo capo spirituale.
A tale genocidio, anche attraverso testimonianze di prima mano, è dedicato ampio spazio nel libro. Accanto a questa doverosa denuncia, Verni pone pagine di serena speranza, come quando è rievocata la prima cerimonia di Kalachakra svoltasi in Occidente, per la precisione in Svizzera, nell'estate del 1985.
Oppure quando, nel dodicesimo capitolo viene descritta "Una giornata nella vita del Dalai Lama" a Dharamsala.


Luigi Turinese


In foto: "Tenerezza"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

Le Recensioni di L.T. - "Cammino verso la taotalità", di R. Muller

Rudiger Muller, "Cammino verso la totalità", Cittadella Editore, Assisi 1990

L'autore è uno psicologo tedesco che si è formato presso il "Centro di incontro e di formazione di psicologia esistenziale" fondato da Karlfried Durckheim e da Maria Hippius. A partire dal loro lavoro, nel 1970 ha cominciato ad essere praticata la Terapia Iniziatica, complesso approccio psicoterapico afferente all'area della Psicologia Transpersonale. "La Terapia Iniziatica ... unisce elementi orientali tratti dagli esercizi Zen ai fondamenti occidentali della psicologia del profondo di Jung e Neumann" (dalla Prefazione di Ursula Haupt, Pag. 10).

Come per la Psicologia Traspersonale, anche per la Terapia Iniziatica il fine non è meramente adattativo - permettere all'uomo di vivere su un livello minimo, limitando i colpi della vita - ma piuttosto "ripristinare il rapporto perturbato dell'uomo con la sua Essenza".
E' curioso semmai il fatto che, al contrario di altre vie, che traducono concetti sapienziali in un linguaggio moderno, la Terapia Iniziatica esprima concetti di notevole modernità in un linguaggio non abbastanza svecchiato.

Le indicazioni riguardano soprattutto persone che abbiano fatto l'esperienza del "limite", la cui psiche sia stata in tal modo aperta a dimensioni non ordinarie della coscienza. Tecnicamente, la Terapia Iniziatica si avvale di un approccio eclettico, che va da forme di psicoterapia verbale ad approcci corporei (shiatsu, tecniche respiratorie, uso della voce, Tai-Chi-Chuan, Aikido) e infine ad elaborazioni grafiche e psicografologiche.

Luigi Turinese


In foto: "Svettano"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

giovedì 3 febbraio 2011

Le Recensioni di L.T. - "Buddhismo in Occidente", di Lama Yesce

Lama Yesce, "Buddhismo in Occidente", Chiara Luce Edizioni, Pomaia 1990

Per fortuna c'è ancora materiale di Lama Yesce da poter tradurre e pubblicare! Scegliendo la forma più adatta (dimostrando di possedere in larga misura quella che nel linguaggio Mahayama si chiama upaya-kausalya, "abilità nei mezzi"), inclusa la poesia, Lama Yesce passa in rassegna molteplici aspetti dell'insegnamento buddhista: l'Io, la Non Dualità, la Vacuità, la Meditazione, Bodhicitta. Di particolare interesse è l'ultimo capitolo, "Bodhicitta: la perfezione del Dharma", in cui sono presentati brani tratti dall'ultimo insegnamento di Lama Yesce, tenuto nel dicembre 1983 a Kopan, in Nepal.

Il linguaggio sempre accessibile, frutto di un intenso desiderio di comunicare con qualunque essere umano, è caratteristico di un amico spirituale piuttosto che di un guru. Un amico spirituale sempre dotato di "... umorismo, semplicità e ... chiarezza" (dalla Prefazione di Gianni De Martino, Pag. 12)


Luigi Turinese


In foto: "Danceurs"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA , Quaderni di Buddhismo ", Anno X, n. 37, Gennaio-Marzo 1991

Fitogemmoterapia per l'apparato respiratorio

I rimedi per le rinofaringiti, le bronchiti, le sindromi influenzali, specie se croniche.

I macerati glicerici e le tinture madri rappresentano una valida alternativa all'antibioticoterapia per quei disturbi dell'apparato respiratorio, che anche se piccoli sono spesso fastidiosi e soprattutto hanno carattere recidivante, in quanto alimentati da condizioni ambientali sfavorevoli.

di Luigi Turinese

Le rinofaringiti recidivanti rappresentano uno dei maggiori "piccoli grandi problemi" in età pediatrica. Infatti il loro trattamento mediante la terapia tradizionale è tutt'altro che semplice. E' qui che si verificano più frequentemente abusi di antibiotici, problematici per più di un motivo.


I fattori predisponenti

Innanzitutto, trattandosi di malattie di terreno, tendono a recidivare se ci si limita a terapie sintomatiche, che oltre tutto indeboliscono l'organismo del piccolo paziente creando le condizioni per nuove recidive e dunque per l'instaurarsi di un circolo vizioso.
Inoltre le rinofaringiti recidivanti sono infezioni prevalentemente virali, dunque tecnicamente insensibili agli antibiotici, i quali sono tutt'al più in grado di opporsi alla sovrainfezioni batteriche.
A questo di aggiunga che essensdo statisticamente in aumento i bambini allergici, aumentano parallelamente le probabilità che escano dallo stato di latenza fenomeni di allergia agli antibiotici.
Infine, dato lo stato rudimentale in cui si trova ancora la medicina tradizionale per quanto riguarda la possibilità di rinforzare il terreno, ovvero di rendere più efficace la risposta immunitaria del paziente, il pediatra che non voglia usare a sproposito l'antibioticoterapia si trova di fronte all'alternativa, invero assai povera, di non somministare al paziente alcun rimedio, salvo eventualmente antipiretici e riposo a letto.
Le rinofaringiti recidivanti riconoscono molti fattori predisponenti:
1) Brusche variazioni di temperatura. Ciò spiega la relativa maggior frequenza di episodi acuti all'inizio dell'autunno quando il caldo stabile dell'estate lascia il posto, spesso bruscamente, ai primi freddi; e in primavera, quando la temperatura è più incostante e le escursioni termiche sono conseguentemente maggiori.
2) Inquinamento atmosferico, compreso il fumo passivo di tabacco.
3) Ipertrofia adenoidea.
4) Anatomia della Tromba di Eustachio, che nel bambino è corta e permette la facile migrazione di microrganismi nella cassa timpanica, cosa che spiega le frequenti complicanze otitiche delle rinofaringiti.
5) Abuso di antibioticoterapia (vedi sopra).
6) Terreno allergico.
La terapia va naturalmente impostata su tempi lunghi, per esempio in cicli di due mesi su tre da settembre a maggio.

Essa comprende la combinazione di due o tre fra i seguenti macerati glicerici, elaborata a seconda del profilo del paziente: Abies pectinata (gemme di abete bianco), in grado di riequilibrare un bambino demineralizzato, frequentemente in ritardo ponderale, anoressico (tipo sensibile omeopatico Silicea); Betulla pubescens (gemme di betulla) che ha funzione di stimolare le difese immunitarie; Ribes nigrum (gemme di ribes nero), il gemmoderivato ad azione antiflogistica e antiallergica; Rosa canina (giovani getti di rosa canina), anch'essa dotata di azione antiflogistica; essendo blandamente rilassante, in uno schema terapeutico si preferisce somministrarla la sera.
Tutti questi M.G. vanno prescritti in ragione di 50 gocce al dì. Ad esempio: Ribes nigrum M.G. 1DH, 50 gocce in 1/2 bicchiere d'acqua al risveglio; Betulla pubescens M.G. 1DH (oppure Abies pectinata M.G. 1DH), 50 gocce in 1/2 bicchiere d'acqua prima di dormire.

La sindrome influenzale
La sindrome influenzale non complicata, com'è noto, è una malattia che guarisce spontaneamente in una settimana e in sei-sette giorni se ben curata. Tuttavia dare un sollievo al paziente e permettergli una rapida ripresa è sempre un obiettivo nobile.
La febbre è un sintomo che procura disagio, soprattutto a causa dell'astenia e della cefalea che solitamente comporta. La triade composta dai macerati glicerici di ribes nero, di betulla e ottano nero costituisce un buon mezzo per dare rapidamente sollievo al paziente, purché somministrato a dosi generose: 100 gocce
ogni due ore, a rotazione e alleggerendo la posologia di pari passo con il miglioramento.
Ribes nigrum M.G. 1DH ha un'azione tonica e antiflogistica. Betulla pubescens M.G. 1DH, come abbiamo visto, potenzia le difese organiche del paziente. Alnus glutinosa M.G. 1 DH ha ragione della congestione cefalica e calmerà la temperatura.
Una flogosi del tratto respiratorio alto è pressocché la regola in corso di sindrome influenzale. Buon rimedio per la tosse è la tintura madre di farfara (Tassilagro farfara T.M., 20 gocce più volte al dì), che possiede azione antitossigena e mucolitica. Si ricordi, tuttavia, che una tosse che dura più di dieci giorni richiede un approfondimento diagnostico. Quando coesistono tosse e risentimento dei seni paranasali (dolore frontale o mascellare, catarro nasale mucopurulento) trova più precisa indicazione il macerato glicerico di gemme di caropino (Carpinus betulus M.G. 1DH), 50 gocce tre volte al dì).

La bronchite cronica
Come recita la definizione dell'OMS, la bronchite cronica è una "malattia caratterizzata da ipersecrezione bronchiale che si manifesta con tosse ed escreto mucoso o mucopurulento, per la maggior parte dei giorni, durante un periodo di almeno tre mesi, per almeno due anni consecutivi".
Spesso associata ad enfisema polmonare, la bronchite cronica riconosce plurimi fattori predisponenti:
1) Fumo di tabacco;
2) Inquinamento atmosferico;
3) Professione (condizioni professionali che mettono in contatto con agenti inalanti broncolesivi);
4) Infezioni ricorrenti all'albero tracheo-bronchiale;
5) Fattori genetici.
L'aglio, grazie al suo prezioso fitocomplesso, svolge azione antisettica ed espettorante: Allium sativum T.M. 30 gocce due volte al dì.
La malva, pianta erbacea perenne ricca di mucillagini, è una delle piante a maggiore azione antiflogistica ed emolliente: Malva sylvestris T.M. 25 gocce tre volte al giorno.
Il nocciolo è un arbusto di grandi dimensioni della famiglia delle betullacee. Il macerato glicerico delle sue gemme, tra l'altro, esercita un'inibizione sui fenomeni sclerotici. E' dunque indicato nella bronchite cronica e nell'enfisema polmonare, operando a livello dei loro substrati anatomo-patologici: Corylus avellana M.G. 1DH, 50 gocce due volte al dì.


In foto: "Notturno barocco"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n. 63, Novembre 1989, pagg. 38-39