La qualità maggiore di un buon medico è un'estrema capacità di attenzione, perché la medicina è sopra ogni altra cosa un'arte dell'osservare

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giovedì 26 gennaio 2012

Le Recensioni di L.T. - "Il ballo immune", di N. Lucciardello

Nicola Lucciardello, "Il ballo immune", Fermenti Editrice, Roma 12994, pp.84.

In sei ineguali sezioni, l'eclettico professor Licciardelli sforna una summa che ci stimola sentimenti ambigui (ah, come sa essere fertile l'ambiguità!). Da una parte, infatti, il Licciardello versificatore non ci convince del tutto, pure, per ragioni che proveremo a dichiarare, abbiamo letto il libro con curiosità, simpatia e accompagnati da una certa fascinazione.

Il fatto è che l'autore, che lo sappia o meno, è in grado di far vibrare corde dionisiache , in chi lo legge e soprattutto in se stesso.
Saremmo tentati di vedere nella sua opera poetica - sia detto senza enfasi - una specie di "via siciliana" alla beat generation.
La dichiarazioni di intenti, il proclamare gridato prende spesso il posto del metro misurato, Il gioco di parole, l'allitterazione arguta consentono il latitare della rima; l'allusione, a volte velata a volte esplicita, a comnpagni di viaggio e a maestri di universale levatura scatenano sentimenti di unisono generazionale che i tempi oscuri che viviamo portano a rimpiangere e per lo stesso motivo a sottolineare, quando c'è.

Quest'ultimo sentimento è sollecitato particolarmente dalla seconda sezione, "Maestri", in cui vediamo scorrere una corte di personaggi che hanno fatto la storia spirituale del XX secolo, da Bob Dylan al Living Theatre, da Rajneesh a Goenka (" ... se tutto cambia, / gli chiesi, come potrà / l'attenzione esser costante?"); fino a Krishnamurti, il cui ritratto abbiamo amato sopra ogni altro (" ... quel puro/ puer intransigente, tremante / vecchietto con la schiena dritta / la tiene in braccio neonata / senza filosofie la Vita").

Non siamo immuni / Licciardello / dal "ballo immune".


Luigi Turinese

In foto: "Psychedelic experience"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIV, n.53, Gennaio-Marzo 1995

Le Recensioni di L.T. - "Visitazione della pietra", di F. Pullia

Francesco Pullia, "Visitazione della pietra", Ripostes, Salerno-Roma 1994, pp.70

Nelle precedenti prove di Francesco Pullia - pensiamo in particolare al trattatello filosofico L'evidenza sensibile (Ellemme, Roma 1991), recensito su PARAMITA n.39 - ci era balzata agli occhi una particolare duttilità lessicale, messa al servizio di concettose argomentazioni.

Ora la poesia è frutto di ispirati insight forse più di altre forme letterarie; tuttavia si sostanzia sempre nel segno della parola. E con la parola Pullia mostra una confidenza che conforta.

La raccolta è strutturata in tre sezioni principali: la presenza, l'accoglienza, la madre; cui segue una sezione denominata "Kamaloka", letteralmente paradiso di Kama, il dio indiano dell'amore. Quasi che all'amore ci si possa avvicinare soltanto dopo la chiusura del cerchio esistenziale rappresentato dagli ambiti delle prime tre sezioni.

"Nelle tue labbra prendo rifugio / ora che l'ardore della vita ha un nome / e questo nome è il tuo, terra lontana / a me vicina, anima che nutre l'anima ...".


Luigi Turinese

In foto: "Typoi"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIV, n.53, Gennaio-Marzo 1995

Le Recensioni di L.T. - "I saggi dalla veste color prugna", di Fun-Chang

Fun-Chang, "I saggi dalla veste color prugna", Edizioni Amrita, Torino 1992, pp. 54

Attribuito al saggio cinese Fun-Chang, figura precristiana con un piede nel mito e l'altro nella storia, questo libricino è la traduzione dal francese di una Favola Iniziatica. Vi si narra la vicenda di Chao Mu, che dal rapporto col suo maestro trae l'insegnamentoche ne farà a sua volta un Vecchio Saggio.

Ne scaturisce un insieme di storielle dal sapore vagamente taoista, presentate in un'elegante veste tipografica i cui caratteri color prugna richiamano le gesta dei protagonisti appunto i "monaci noti con il nome di Saggi dalla Veste color Prugna" (pag. 9).

Luigi Turinese


In foto: "Si parte!"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T. - Scritti vari di B.D'Aguì

Bruna D'Aguì, Scritti vari, Editori vari, Roma 1984-1993

Ci rendiamo conto di fornire dati un po' generici, ma il modo migliore per presentare i tre libri e i sei opuscoli che ci sono pervenuti ci è sembrato quello di raggrupparli cercando di enucleare il senso del lavoro dell'autrice, che si pone in un'area particolare del movimento animalista.

Movimento variegato, che ingloba anche il Movimento Cristiano per la Liberazione degli Animali.

Alcuni degli scritti che presentiamo sono fiabe, altri piccoli saggi volti a dimostrare non solo che nel progetto cristiano c'è posto per gli animali, ma che "il Signore proibisce, espressamente, che sia sezionato o smembrato un animale vivo, ancora portatore del suo sangue".

Non ci resta che segnalare, per chiunque fosse interessato a questi temi, l'indirizzo dell'autrice, presso il quale si può anche fare richiesta di tutte le pubblicazioni: via delle Sette Chiese, 132 - 00145 Roma

Luigi Turinese

In foto: "Un'anima antica"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T.- "Pensiero e azione Sufi", (a cura di) I. Shah

Idries Shah (a cura di), "Pensiero e azione Sufi", Libreria Editrice Psiche, Torino 1992, pp.228

Da alcuni anni, un fenomeno nuovo attraversa la cultura europea, che segue, contemplandolo, il processo di integrazione tra Oriente e Occidente: ci riferiamo all'irrompere dell'Islàm. Si tratta di un avvenimento di grande rilievo, nei confronti del quale è facile farsi trovare impreparati.
L'Oriente, infatti, è così lontano lontano dalla nostra tradizione da suscitare fascino oppure benevola indifferenza: due atteggiamenti, a ben vedere, innocui per la cultura dominante.
Il monoteismo musulmano, invece, trae origine dallo stesso ceppo dell'ebraismo e del cristianesimo, si presta dunque tanto più facilmente a scuotere le nostre intorpidite coscienze, pronte ad agitare lo spauracchio del fanatismo pur di non essere costrette a rivedere i presupposti di una propria religiosità scolorita.
Ben vengano, allora, libri come questi (che vorremmo però più curati dal punto di vista editoriale, per esempio con meno refusi), che contribuiscono a fare luce sull'aspetto più sofisticato dell'Islàm: il sufismo, insieme di insegnamenti a forte coloritura mistica.
Il curatore, Idries Shah, è uno dei più autorevoli maestri contemporanei di questa tradizione, già noto al pubblico italiano per "La strada del Sufi", che la casa editrice Ubaldini pubblicò nel 1971.

Di notevole interesse, nel libro che presentiamo, i resoconti di ricerche sul campo, come i dialoghi con dervishi e maestri, e il paragrafo dedicato al confronto tra il sufismo e le filosofie indiane (pagg.158-163). Viene sottolineata l'attenzione a non indulgere nell'esotismo, vestendo come uomini del Medioevo mediorientale, come a non esaurire la complessa via del sufi, il cui obiettivo è di raffinare la coscienza umana, nella pratica di forme di eccitazione religiosa come quella dei Dervishi rotanti.

Nel sufismo, assai più che nell'Islàm ortodosso, per non parlare della cultura musulmana media, le donne possono occupare una posizione di rilievo: si pensi alla figura dell'irachena Rabi'a, che nell' VIII secolo rappresentò una delle vette del misticismo sufi (cfr. in traduzione italiana "I detti di Rabi'a", edito nel 1979 da Adelphi).

Luigi Turinese


In foto: "Lago celeste"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T. - "Pianeta Tibet", di S. Dallari

Stefano Dallari, "Pianeta Tibet", Il Cerchio Iniziative Editoriali, Rimini 1993, pp.173

"Sul Tibet si può scrivere con la testa. Sul Tibet si può scrivere col cuore. Questo è un libro scritto col cuore" (dall'appassionata introduzione di Fosco Maraini, pag.3).
Non c'è migliore sintesi per presentare il lavoro di Stefano Dallari, medico reggiano che dall'incontro col buddhismo tibetano è stato toccato al punto da trasformarte la propria vita fino a farsi promotore dell'Associazione Italia-Tibet e fondatore della Casa del Tibet italiana, affiliata alle altre Case del Tibet disseminate per il mondo.
Presso la Casa del Tibet, tra l'altro, è disponibile la videocassetta che narra le vicende descritte, che nel libro sono commentate dalle ottime fotografie di Claudio Cardelli e Fosco Maraini.

L'adesione alla Casa del Tibet passa inevitabilmente attraverso la polemica anticinese, sostenuta con valide argomentazioni dall'intervista a Piero Verni, che costituisce il terzo capitolo; Verni ribadisce la falsità dell'affermazione cinese che il Tibet sia sempre appartenuto alla Cina.

Va detto che le cose migliori non sono costituite dalle digressioni storico-filosofiche, a proposito delle quali si possono registrare alcune inesattezze: ad esempio (pag. 35), il buddhismo mahayana viene descrirtto come il prodotto della sintesi tra buddhismo indiano e religione bon.
Entuisiastico, e venato di ingenuo ma fresco idealismo, è il resoconto dell'incontro dell'autore con Richard Gere, fondatore della Tibet House a New York.
E attraverso ventiquattro brevi e densi capitoli viene snocciolandosi un'avventura umana che inizia con un viaggio e si trasforma pian piano con l'incontro con l'Anima del Mondo.

Luigi Turinese


In foto: "Ceremonies"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

mercoledì 25 gennaio 2012

Le Recensioni di L.T. - "La realtà della vita. Zazen in pratica", di K. Uchiyama

Kosho Uchiyama, "La realtà della vita. Zazen in pratica", Edizioni Dehoniane, Bologna 1994, pp.136

"Se lo zazen viene usato come strumento per costruire solo una nuova chiesa che dia ai suoi adepti in senso di appartenenza, di far parte di un uovo gruppo migliore degli altri ... mentre non si seguono che le proprie inclinazioni e tutto resta come prima, allora non di zazen si tratta, ma di un veleno in più per acuire la nostra radicata malattia" (dalla Prefazione del traduttore, pag.12). Questo passo del traduttore Giuseppe Forzani rende molto bene lo spirito con cui viene riproposto in Italia questo libro, già apparso nel 1976 per i tipi di Ubaldini con il titolo "La realtà dello zazen"; la novità è legata proprio alla traduzione che allora era stata condotta sull'edizione francese e oggi viene proposta direttamente dal giapponese, dunque di prima mano.

Il linguaggio del libro, che si avvale dell'autorevole presentaP. Mazzocchi, risente dell'epoca in cui fu scritto, l'inizio degli anni '70, quando l'irruzione dello zen in Occidente imponeva un approccio diretto ed elementare, si potrebbe dire didattico: bisognava spiegare che cos'è uno zofu, qual è la corretta posizione nello zazen e così via.
Nell'edizione del 1976 c'era anche un'appendice, assente nella presente traduzione, sul "come esercitare il Kin-hin", cioè quella sorta di meditazione camminata che intercala due sedute di zazen. Per la cronaca, è assente anche un'altra appendice prima inclusa, riguardante un'analisi filologica del Sutra del Cuore.

Per contro, l'attuale edizione si chiude con una ventina di pagine inedite che riportano al dialogo, avvenuto negli anni 1979 e 1980 nella residenza di Uchijama in Giappone, tra il Maestro e i membri della comunità italiana di cui fa parte Forzani.

La semplicità di linguaggio è sicuramente uno dei pregi del volume, e deriva porobabilmente anche dalla storia personale dell'autore, giunto tardivamente alla vocazione monastica dopo avere studiato lingue e filosofie occidentali e, soprattuto, la Bibbia, in particolare dall'angolazione protestante.
Grazie a questo percorso Uchijama roshi si pone a pieno titolo tra i precursori del dialogo interreligioso.

Luigi Turinese

In foto: "Il bacio dei Delfini Erranti"



Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T. - "Dante e la Gnosi. Esoterismo del 'Convivio' ", di A. Lanza

Adriano Lanza, "Dante e la Gnosi. Esoterismo del 'Convivio'", Edizioni Mediterranee, Roma 1990, pp. 232

E' noto come l'opera di Dante, per la sua stessa ampiezza e polivalenza di significati, abbia ispirato letture disparate, a volte in (apparente) aperto contrasto: da esegesi di stampo accademico, sclerotizzate su poche voci storico-letterarie, ad attribuzioni spericolate - perché mal documentate e dunque apodittiche - di Dante all'universo occultista.

Denso di suggestioni è invece l'accostamento, da parte di Adriano Lanza, del pensiero di Dante alla Gnosi, corrente teologico-filosofica sorta nel I-II secolo d.C. e in cui si sposano elementi cristiani con altri derivanti dal neoplatonismo e da religioni misteriche.

"L'opinione di chi scrive è che nell'opera di Dante rivelino la loro presenza temi, immagini, figure, simboli, appartenenti o imparentati alla tipologia propria della Gnosi, quale religione esoterica, che ha sempre accompagnato, in forma più o meno esplicita, la religione essoterica" (pag. 14).
Lanza argomenta la sua tesi prendendo spunto non già dalla Commedia, sul cui contenuto esoterico si sono affaccendati in molti (cfr. la recensione a E. Cusani "Il grande viaggio nei mondi danteschi", PARAMITA n.51), ma dal Convivio, sorta di commento filosofico, teologico e morale ad alcune canzoni.
Molto utile alla comprensione delle intenzioni dell'autore è la "Rassegna di studi sull'esoterismo di Dante", che precede i quattro capitoli - o meglio Trattati - in cui è diviso il libro. Vi apprendiamo per esempio che Ugo Foscolo, nel 1825 ("Discorso sul testo della Divina Commedia"), levò alta la voce per indicare in Dante un vero e proprio riformatore religioso..
Subito dopo, con Dante Gabriele Rossetti, inizia l'interpretazione esplicitamente esoterica dell'opera di Dante.
Come si vede, stiamo citando autori per così dire "ufficiali", non provenienti dalle file dell'occultismo. Come Giovanni Pascoli, che considerava la Divina Commedia un poema mistico.


Luigi Turinese

In foto: "Maschera di Hippocampus"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T. - "Antologia del buddhismo Ch'an", di L. V. Arena

Leonardo V. Arena, "Antologia sdel buddhismo Ch'an", Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1994, pp. 192

Noto ai lettori di PARAMITA per alcune collaborazioni di rilievo, l'autore, ricercatore di Storia della Filosofia presso l'Università di Urbino, presenta questa sua ultima fatica, resa ancor più rimarchevole dal fatto che la traduzione dal cinese dei brani presentati si deve allo stesso Autore.

Il primo capitolo del libro, "La mente allo specchio", costituisce un vero e proprio viaggio introduttivo alle sei opere presentate. L'antologia testimonia un periodo cruciale della storia del buddhismo Ch'an, sviluppo cinese del Dhyana e prefigurazione dello Zen giapponese del periodo T'ang (618-907 o 960 secondo altri autori).
Nel suo studio sulla filosofia cinese, Icilio Vecchiotti definisce il periodo T'ang " ... quello del pieno sviluppo delle scuole buddhiste" ("Che cosa è la filosofia cinese", Roma 1973, pag. 129).

La scissione tra la scuola del Nord e la scuola del Sud, avvenuta in corrispondenza dell'avvento del Sesto Patriarca, Hui-Neng (VII secolo) è documentata dal "Trattato sulla contemplazione della mente" e dal "Sutra dell'altare del Sesto Patriarca". Gli altri testi presenti sono le "Iscrizioni per perfezionare la mente", il "Trattato sugli elementi essenziali per coltivare la mente" e "Il Poema del Samadhi dello specchio prezioso". Ogni testo viene tradotto e presentato a larghi brani, intercalati da lunghi commenti del professore Arena.
Ne emergono potentemente tratti essenziali del Ch'an, come la sua radicalità rispetto alle precedenti scuole buddhiste, la profonda influenza del taoismo e la presenza di temi squisitamente mahayanici.

Tra le curiosità, la relativizzazione dell'enfasi comunemente posta sul kung-an (in giapponese koan). "In realtà - ci informa Arena - "i kung-an si svilupparono duranmte la decadenza del Ch'an" (pag 10).


Luigi Turinese

In foto: "Distesa cromatica"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T. - "Il Vangelo e lo Zen", di L. Mazzocchi e A.M. Tallarico

Luciano Mazzocchi e Annamaria Tallarico, "Il Vangelo e lo Zen. Dialogo come cammino religioso", Edizioni Dehoniane, Bologna 1994, pp.192

Di Padre Luciano Mazzocchi ricordavamo un libriccino circolato per pochi e tuttavia foriero di futuri sviluppi per il lavoro di questo cinquantecinquenne missionario saveriano. Era il 1987, e il libro si intitolava semplicemente "Cristo e il Buddha" - Edizioni Kù, Bastia Umbra (PG). Più o meno nello stesso periodo, P. Mazzocchi iniziava la sua collaborazione con la comunità zen "Stella del mattino", che ripropone nel nostro Paese l'approccio di Uchiyama roshi, abate del monastero Soto zen di Antaij, nei dintorni di Kyoto.

I punti chiave di un fattivo dialogo interreligioso sono per l'autore, in sintesi, due: possedere innanzitutto una precisa identità; guardarsi poi dal "falso dialogo".
"Il buddhismo italiano è composto soprattutto da molti convertiti la cui caratteristica è la carenza di senso critico" (pag. 30). O ancora (pag.31): "Un altro tipo di dialogo falso è ... caratterizzato dall'eclettismo convenzionale e frivolo".
Fino alla notazione più crudamente vera: " ... il luogo più fecondo del dialogo non sono i convegni, ma la vita quotidiana" (pag. 33).
Molto importante, al fine di realizzare un dialogo in profondità, è l'ascolto che ciascuno deve porre ai dubbi dell'altro; a questo tema è dedicato un intero capitolo, il VI.

La seconda parte del libro, a cura di Annamaria Tallarico, "insegnante e madre di famiglia", svolge temi e meditazioni riguardanti l'incontro cristiano-buddhista, prendendo spunto dagli incontri mensili che la comunità "L'origine: la croce e il nulla" realizza sotto la guida di P. Mazzocchi.

Con una significativa riflessione del religioso prendiamo congedo da questo bel libro. "Se per proteggere la mia fede in Cristo dovessi chiudermi al buddhismo, il Cristo della mia fede non sarebbe il Logos nel quale tutto è stato creato" (pag. 17).


Luigi Turinese

In foto: "La nube purpurea"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

Le Recensioni di L.T. - "La tranquilla passione", di C. Pensa

Corrado Pensa, "La tranquilla passione. Saggi sulla meditazione buddhista di consapevolezza", Ubaldini Editore, Roma 1994, pp.304

Saggi di buddhismo vivo. Così siamo tentati di definire, a caldo, gli articoli che il nostro amico e collaboratore Corrado Pensa ha appena dato alle stampe.

Il titolo che li riunisce - una sorta di bellissimo ossimoro - è mutuato da quello del primo articolo della raccolta, "Il lavoro interiore come tranquilla passione", pronunciato nel corso di un ritiro di meditazione vipassana circa dieci anni fa.
Proprio dall'ambito del ritiro proviene la maggior parte degli articoli. Questo fatto rende conto dell'impostazione generale del volume, concepito per praticanti da parte di un insegnante-praticante. Se si vuole rintracciare un denominatore comune, dunque, si tratta di un onnipervadente spirito di metta (benevolenza) offerta da un "fratello maggiore", ai suoi compagni di cordata.

A scopo didattico, l'autore non ha seguito, nel compilare la raccolta l'ordine cronologico di scrittura; ma ha suddiviso i trenta articoli (più l'unico inedito, "La consapevolezza: strumento, meta e mistero", posto a conclusione e suggello del volume) in sei parti, che costituiscono altrettanti grandi temi: consapevolezza in generale e pratica meditativa; consapevolezza e fiducia; consapevolezza e accettazione; consapevolezza e comprensione; pratica interiore buddhista e pratica interiore cristiana; psicologia e religione.

Circa duecento titoli di bibliografia ben compilata costituiscono una gradita ricaduta della provenienza dell'autore, che è ordinario di Religioni e Filosofia dell'India e dell'Estremo Oriente presso l'Università La Sapienza di Roma.

Ricordiamo infine, con una punta di orgoglio, che ben ventisei articoli qui pubblicati hanno visto la luce originariamente su PARAMITA, che ha costituito pertanto la fucina in cui si è andato consolidando il progetto di questa importante iniziativa editoriale.
Può essere opportuno ribadire, infine, che l'impegno del Pensa insegnante di meditazione non è secondario rispetto a quello del Pensa filosofo e scrittore; ed essendo lo studio teorico una sezione essenziale di un percorso di cui è pur sempre la pratica la trave portante, ci piace ricordare, tra i tanti meriti del professore Pensa, la fondazione dell' A.Me.Co. (Associazione per la Meditazione di Consapevolezza), il cui scopo è appunto di avvicinare le persone alla pratica della meditazione di consapevolezza (vipassana).

Luigi Turinese


In foto: "Sezione aurea"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.52, Ottobre-Dicembre 1994

domenica 8 gennaio 2012

In Memoria di James Hillman - il 20 gennaio 2012 a Catania

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Associazione Culurale Crocevia


Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica


In Memoria di James Hillman





(Foto di Gianna Tarantino)


Venerdì 20 gennaio 2012
ore 17.00

Biblioteche Riunite
Civiche e Ursino Recupero

Monastero dei Benedettini
Via Biblioteca, 13 - Catania



Saluti:
Salvo Fleres
Rita Carbonaro

Intervengono:
Pietro Barcellona
Franco Battiato
Riccardo Mondo
Lucia Sardo
Ferdinando Testa
Carlo Truppi
Luigi Turinese

Ingresso libero fino ad esaurimento posti


Comune di Catania

giovedì 5 gennaio 2012

Le Recensioni di L.T. - "Dal divino all'umano", di di F. Schuon

Frithjof Schuon, "Dal divino all'aumano", Edizioni Mediterranee, Roma 1993, pp.139

Tra i maggiori studiosi contemporanei della Tradizione - collaborò a lungo con René Guenon - Schuon è assertore di una prospettiva universalistica legata in modo particolare alle religioni del Libro. Il suo linguaggio appare spesso antiquato, e dal momento che la forma prefigura il contenuto, appaiono antiquate anche certe sue affemazioni, come quando si descrive quella " ... inconcepibile assurdità chiamata evoluzionismo ..."(pag. 14).

La traduzione non aiuta di certo a conferire attualità al testo: a pag. 9 appare il termine "adeguazione".
Interessante è tuttavia l'argomento sulla parità deei sessi, usato per definire la divinità del corpo umano, quale che sia il sesso di appartenenza ("Il messaggio del corpo umano", cap. 8, pagg. 89-102); con ciò viene superata la tendenziale misoginia di tutte le religioni istituzionali, che culmina, nelle soteriologie reincarnazionistiche orientali, nella necessità per le donne di doversi incarnare in un corpo maschile prima di conseguire la liberazione.

Nell'autore, vicino alle posizioni sufi, c'è una costante, appassionata adesione alla metafisica: " ... insegnarci cos'è Dio, significa ricordarci cosa siamo" (pag.147).

Luigi Turinese

In foto: "Colours"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.51, Luglio-Settembre 1994

martedì 3 gennaio 2012

Le Recensioni di L.T. - "Semi di pace", di Sulak Sivaraksa

Sulak Sivaraksa, "Semi di pace", Ubaldini Editore, Roma 1993, pp.158

L'International Network of Engaged Buddhism, associazione creata cinque anni fa, riunisce tutti coloro che enfatizzano, all'interno della propria comprensione del buddhismo, la dimensione dell'impegno sociale. Si tratta di una dimensione tutt'altro che sotterranea nella tradizione buddhista contemporanea, anche monastica - si pensi ad un nome per tutti, quello di Thich Nath Hanh.

E proprio a Thich Nath Hanh, non casualmente, si deve la presentazione del libro che presentiamo. "Sulak... è ... un bodhisattva che dedica le sue energie all'aiuto al prossimo" (dalla Prefazione, pag. 8).
Sulak Sivaraksa, thailandese ormai sessantenne, laico, avvocato, ha pagato la sua opposizione ai regimi autoritari che si sono succeduti in Thailandia (anzi in Siam, come egli, secondo la tradizione interrotta nel 1939, preferisce ancora chiamare la sua terra) con l'arresto e l'esilio.
Tornato recentemente in patria, ha ripreso il suo attivismo non violento, sostenuto dall'etica dei cinque precetti (panca-sila), cui è tenuto ciascun buddhista laico.

Si potrebbe pensare che l'impegno per una società più giusta, per quanto meritorio, riguardi governi, come quelli thailandesi, autoritari e corrotti. Dovremmo tuttavia ricrederci non appena fissassimo l'attenzione sui guasti di casa nostra, in Occidente: guasti di natura solo apparentemente diversa, ma in realtà riconducibili a quella "religione del consumismo" che Sulak così bene tratteggia nelle pp.23-29 del suo libro.

La verità è che il buddhismo vola alto quando entrambe le sue ali, quella ascetica - si pensi alla tradizione dei Maestri della foresta - e quella dell'impegno sociale, sono in buona salute.

Luigi Turinese

In foto: "Alba dentro l'imbrunire II"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.51, Luglio-Settembre 1994

Le Recensioni di L.T. - "Il mondo dell'aura" di I. Mameli e I. Ninzatti

I. Mameli, I. Nonzatti "Il mondo dell'aura", L'Età dell'Acquario, Grignasco (NO) 1994, pp.74

A titolo di rispetto per il percorso comune, segnaliamo un testo delle Edizioni "L'Era dell'Acquario".

Può essere utile al praticante di Dharma che desideri conoscere il modo in cui nel movimento della New Age si intende l'aura (tramite tra il mondo della materia e quello dello spirito), i chakra, la meditazione (per rendere la mente "neutra come uno specchio che riflette il cielo, in modo che possa filtrare direttamente la percezione dei piani superiori"), la consapevolezza (l'anima "che vive costantemente nel presente", il retto pensiero e l'interconnessione tra l'uomo e tutte le cose viventi, visibili e invisibili.

Luigi Turinese

In foto: "Ufo"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIII, n.51, Luglio-Settembre 1994