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domenica 28 maggio 2017

L'intervista di Marina Verdenelli a Luigi Turinese sulla somministrazione di antibiotici nella cura dell'otite




Otite curata con l’omeopatia, il medico: “Antibiotico dopo tre giorni”

di Marina Verdenelli

«L’otite non va curata con l’antibiotico ma se entro le 72 ore il paziente non migliora questo va somministrato.
 Nell’attesa vigile basta un analgesico, il classico paracetamolo». A spiegarlo è Luigi Turinese, medico chirurgo, esperto in omeopatia (membro della Siomi, la società italiana di omeopatia e medicina integrata) e con ambulatorio anche ad Ancona.

 Dopo il caso del bambino di 7 anni, ricoverato in coma al Salesi, per una otite curata con l’omeopatia per quindici giorni (leggi l’articolo), Cronache Ancona lo ha interpellato per avere un quadro sulle terapie alternative ai farmaci tradizionali e capire fino a che punto possano essere utilizzati al loro posto e quando non si può fare a meno di un antibiotico.

 «Le cure omeopatiche devono sempre essere consigliate da un medico – spiega Turinese – che può indicare quando devono essere sospese per fare spazio ai farmaci convenzionali. Nel caso di una otite le linee guida a cui tutti i medici fanno riferimento, seguendo l’EBM, evidence-based-medicine, la medicina basata sulle evidenze, non prevedono la somministrazione di antibiotici nelle prime 72 ore a meno che il paziente abbia meno di due anni, sia affetto da altre patologie che indeboliscono il suo stato di salute o abbia un riscontro bilaterale della patologia, vale a dire su entrambe le orecchie.
Se non sussistono queste condizioni può essere curata con un semplice analgesico o antinfiammatorio come il classico paracetamolo (la tachipirina, ndr) o anche con le sole cure omeopatiche purché consigliate dal medico.
Se il problema non passa allora si deve prendere l’antibiotico. Questo lo sanno tutti i medici».

 Turinese spiega come queste linee guida riguardano anche i pediatri che devono sottoporre il bambino ad una attesa vigile che dura 72 ore, tre giorni. «Oggi ci si affida in maniera sbagliata al web – continua il medico – dove si trova di tutto sulle cure alternative, anche quelle omeopatiche che nulla hanno a che vedere con le cure alternative. Ma non ci si può improvvisare medici di se stessi. Nel caso del bambino ricoverato, se i genitori lo hanno curato con l’omeopatia per due settimane, probabilmente è mancata la diagnosi o è mancato un buon medico che seguiva il paziente».

Intervista pubblicata su cronacheancona.it di giovedì 25 maggio 2017 - Leggi l'intervista


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