Presentazione del libro di
MARIA FELICE PACITTO
Buoni si nasce, soggetti etici si diventa
La costruzione della mente etica
tra neuroscienze, filosofia, psicologia
Venerdì, 22 febbraio, ore 17
Biblioteca Comunale di Cassino ‘’P.Malatesta‘’
INCONTRANO I LETTORI
Carlo di Cicco
Vicedirettore de “l' Osservatore romano”
Giuseppe Grilli
Direttore del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture straniere
Università Roma TRE
Luigi Turinese
Medico esperto in Omeopatia,
Psicoanalista junghiano (AIPA)
MODERA
Maria Cristina Tubaro
Giornalista
Sarà presente l'Autrice
La Prefazione di Luigi Turinese:
La Prefazione di Luigi Turinese:
Maria Felice Pacitto ha
scritto un libro coraggioso. Non perché occuparsi di etica significhi di per sé
situarsi, come usa dirsi, “fuori dal coro”: libri sull’argomento vengono
pubblicati con una certa regolarità, anche in Italia. Tuttavia, come cercherò
di spiegare, il presente lavoro ha la peculiarità di tenere sempre insieme –
operazione non semplice – le due qualifiche e dunque le due anime dell’Autrice:
quella di matrice filosofica e quella squisitamente psicoterapeutica. Pacitto
approda qui a una felice sintesi di elementi che erano già presenti in alcuni
suoi lavori, segnatamente nel libro precedente (Gli antemorti, Alpes, Roma 2009), nel quale i temi del male, della
colpa, della responsabilità affioravano in tutta la loro drammatica urgenza. L’Autrice
percorre sino al suo logico estuario la linea tracciata da Kant il quale, nel
tentare una risposta alla sempiterna domanda del biblista (“Unde Malum?”), ci ricorda che il male è elemento necessario alla
scelta morale. Con un pizzico di ottimismo della volontà, ci dice che “buoni si nasce, soggetti etici si diventa”.
Vorrei affettuosamente correggere con una venatura saturnina tale ottimismo,
affermando che si nasce esseri umani – con tutto il corredo di Ombra, dunque di
propensione al male che, riconosciuta e integrata, si può sperare al massimo di
rendere inoffensiva – e si cerca faticosamente di approdare a una dimensione
etica, che è la dimensione della scelta. In realtà, la dialettica tra ottimismo
e pessimismo è una semplificazione nella quale Pacitto non cade, se leggiamo
nella giusta luce quando scrive che “ci
piace pensare l’etica come ciò che frena gli stati emotivi e pulsionali”.
Appare ben chiaro che il crinale da percorrere è sottilissimo. Il bisogno di
regole può dar luogo a moralismi che di etico hanno ben poco; così come un
eccesso di relativismo può sfociare in un pluralismo etico che,
a sua volta, dell’etica è una pallida parodia. Decisamente in controtendenza è
la presa di distanza, da parte della Nostra Autrice, dalla retorica delle
neuroscienze, che è giunta sino a creare innumerevoli pseudo-branche del
sapere, contentandosi di apporre il prefisso neuro a svariate discipline. Così la neuroetica dovrebbe spiegare le determinanti del comportamento
umano; laddove, al massimo, possiamo chiederle di spiegare che cosa avviene nel
cervello umano mentre si realizza un
comportamento etico. Altro considerevole atto di coraggio – ma vorrei
considerarlo “semplicemente” un atto di intelligenza – è rappresentato dal
superamento della supposta neutralità della psicoterapia: dogma che, con la
pretesa di non immettere elementi pedagogici nel setting, finisce molte volte
per precludere l’accesso a quell’orizzonte di senso che è la richiesta
inconscia di tanti pazienti. Penso in particolare a due categorie: le persone
che, affrontando la seconda metà della vita, si trovano a fare i conti con
problematiche esistenziali più che cliniche; e gli adolescenti che, in
difficoltà con il tema dell’identità – base inalienabile del senso etico –
rischiano gli abissi della psicopatia e della sociopatia. Per questo motivo
sottoscrivo senza riserve l’affermazione che “la psicoterapia e l’etica perseguono gli stessi obiettivi”. Ciò
significa che la dimensione etica è necessaria al professionista dell’anima almeno
quanto quella tecnica. Nell’antichità classica, le due qualità del buon medico –
che oggi potremmo estendere anche al buono psicoterapeuta: nella medicina
antica le due figure coincidevano – erano considerate la phylanthropìa (amore per l’uomo in quanto tale) e la philotekhnìa (amore per l’arte, in
questo caso per l’arte del curare). “Dove
c’è phylanthropìa, c’è anche phylotekhnìa” (Ippocrate, Praecepta). Pacitto
sembra avere ben presenti questi concetti. E la cosa mi conforta e ci conforta
molto…
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