Piazza N. Longobardi 3, 00145 Roma tel 06 51607592
"La qualità maggiore di un buon medico è un'estrema capacità di attenzione, perché la medicina è sopra ogni altra cosa un'arte dell'osservare" Luigi Turinese in Biotipologia
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domenica 22 ottobre 2017

OMEO FITO FESTIVAL 2017 - Spettacolo di Musica e Parole a favore delle Medicine Complementari , Roma 19 Novembre 2017






Domenica 19 Novembre 2017
ore 20.30 - 23.00
Teatro Vittoria
Piazza Santa Maria Liberatrice
Roma

Presenta
Serena Magnanensi
Relatori
Osvaldo Sponzilli
Marco Lombardozzi
Giovanni Francesco Di Paolo
Paolo Bellavite
Vittorio Elia
Massimo Fioranelli
Giovanni Gorga
Alda Grossi

Artisti
Mojis
Luigi Turinese &  The Friendly Band
Smiling Moon
Green Symphony Orchestra

La partecipazione all’evento è gratuita su invito


Info:
GECO Eventi e Formazione
Tel. 050 2201353

domenica 20 febbraio 2011

I disturbi cardiovascolari

L'impiego di tinture madri e macerati glicerici estratti da piante ad azione sedativa, antipertensiva, vasodilatatrice, diuretica

Lasciando alla farmacologia e al pronto intervento ospedaliero la cura delle gravi affezioni cardiovascolari, alla fitoterapia resta comunque un vasto campo d'azione nella regolazione del ritmo cardiaco, nelle alterazioni tensive e di lieve entità e nell'insufficienza venosa non complicata.

di Luigi Turinese

Nel trattare i disturbi di natura cardiovascolare con le tinture madri e i gemmoderivati, è più che mai opportuno circoscrivere le indicazioni e i limiti dell'approccio fitoterapico.
Va da sé che le urgenze cardiovascolari (infarto del miocardio, edema polmonare acuto, ictus cerebrale, ecc.) devono essere trattate con metodiche di pronto soccorso; e che l'insufficienza cardiaca necessita di cardiocinetici, come l'ipertensione arteriosa di media e notevole entità dovrà fare appello a farmaci di sintesi (diuretici, beta bloccanti, vasodilatatori, inibitori del converting enzyme) lasciando alle TM e ai MG tuttalpiù il ruolo di comprimari.
Allo stesso modo non potremo pretendere di risolvere un fenomeno di fibrillazione atriale o di flutter, mentre i disturbi funzionali del ritmo cardiaco rappresentano una buona indicazione, così come le alterazioni tensive di lieve entità e i disturbi causati da insufficienza venosa non complicata.

Disturbi del ritmo cardiaco
Una volta esclusa l'organicità dei fenomeni mediante esame obiettivo e strumentale, il campo si restringe di fatto a due situazioni cliniche: la tachicardia sinusale(aumento della frequenza cardiaca tra i 100 e i 180 battiti al minuto) e le sistoli premature ectopiche (i cosiddetti fenomeni di extrasistolia). In entrambi i casi si verifica una eccessiva liberazione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina) responsabili di svariati stimoli neurovegetativi: palpitazioni, senzazioni di mozzafiato ecc.
La cardiaca è una pianta dotata di azione sedativa generale, più marcata a livello del cuore, come suggerisce il nome stesso: Leonorus cardiaca TM, 30 gocce tre volte al dì.
Tra i genmmoderivati quello ricavato dai giovani getti di biancospino possiede un particolare tropismo per il sistema cardiovascolare; esso è in grado di ridurre la frequenza cardiaca e di regolare i disturbi del ritmo.
Laddove sia evidente una genesi psicogena dei disturbi, o semplicemente nei casi di conclamata neurodistonia, è prezioso complementare il MG di gemme di tiglio: Crataegus oxyacantha MG 1 DH e Tilia tomentosa MG 1 DH, 50 gocce di ciascun rimedio in 1/2 bicchiere d'acqua, da una a tre volte al dì.

Ipertensione arteriosa
Si parla di ipertensione arteriosa di fronte a un innalzamentto persistente della pressione sistolica e/o diastolica oltre i valori di 140/90 mmHg. L'ipertensione può avere una causa non conosciuta, e in questo caso si parla di ipertensione essenziale o idiopatica; oppure esser associata con altre malattie primarie (ipertensione secondaria): malattie renali, endocrinopatie, malformazioni.
La possibilità di un intervento fitogemmoterapico si deve limitare ai casi più contenuti di ipertensione essenziale. In queste forme si realizza un'iperattività del sistema cardiovascolare alla stimolazione simpatica.
Bisogna sottolineare che l'ipertensione essenziale si mantiene asintomatica fino al momento della comparsa delle complicanze. Pertanto le vertigini, le vampate in viso, la cefalea, l'affaticabilità, l'epistassi, il nervosismo, non sono connessi all'ipertensione non complicata.
Le complicanze comprendono insufficienza ventricolare sinistra, cardiopatia aterosclerotica, emorragie retiniche, edema della pupilla, accidenti vascolari, insufficienza cerebro-vascolare, insufficienza renale. Nella patogenesi dell'affezione sono implicati fattori costituzionali, ambientali (regime dietetico)neurogeni (ipertono simpatico), umorali (enzimi e polipetidi responsabili della regolazione pressoria), vascolari (aumento delle resistenze periferiche, sclerosi delle pareti vasali).
Dal bulbo di aglio si ricava una TM dotata di azione antipertensiva mediata da vasodilatazione arteriolare o incremento della diuresi: Allium sativum TM, 25 gocce tre volte al dì.
La TM di Rauwolfia serpentina contiene reserpina, alcaloide ipotensivo assai potente ad azione simpaticolitica: 20 gocce tre volte al dì, per periodi consecutivi non superiori a tre settimane e sotto stretto controllo medico.
Il vischio è una pianta parassita di altre piante, da cui trae le principali proprietà; il vischio del biancospino ha una spiccata azione ipotensiva e diuretica: Viscum crataegi TM 30 gocce tre voite al dì. I gemmoderivati sono due: Crataegus oxyacantha, il biancospino (vedi sopra a proposito dei disturbi del ritmo) e l'olivo, Olea europea MG 1 DH, 30 gocce due volte al dì.

Ipotensione arteriosa
La pressione sanguigna anormalmente bassa è una condizione che si può verificare per svariati motivi; ci limiteremo qui alla terapia dell'ipertensione ortostatica, ossia dell'eccessiva diminuizione pressoria in concomitanza con l'assunzione della stazione eretta.
In questa situazione si instaura una doppia anomalia neurovegetativa: inibizione dlel'attività simpatica e aumento dell'attività vagale. Ne consegue una diminuzione della gittata cardiaca che comporta una riduzione della perfusione tissutale, soprattutto del territorio cerebrale. Il quadro clinico è legato proprio alla riduzione del flusso cerebrale e comprende sensazioni di mancamento e leggerezza del capo, obnubilamento mentale e fisico e, nei casi più gravi, sincope.
Molto efficace, ma da usarsi con una certa cautela per la presenza dell'alcaloide efedrna, è la TM di Ephedra vulgaris: 10 gocce due volte al dì sono sufficineti.
L'azione adrenalino-simile dell'efedrina spiega le proprietà della pianta, riconducibili a una vasocostrizione mediata da un ipertono simpatico. Le gemme di quercia e di ribes nero stimolano la produzione ormonale a livello della corteccia surrenale: Quercus peduncolata MG 1 DH e Ribes nigrum MG 1 DH, 50 gocce a dì di ciascun rimedio.

Varici degli arti inferiori
Vene superficiali dilatate, tortuose, con valvole insufficienti si riscontrano con relativa frequenza soprattutto in soggetti di sesso femminile. La familiarità, le gravidanze, le professioni che impongono lunghe permanenze nella stazione eretta costituiscono i maggiori fattori predisponenti a questa patologia, che predilige i distretti della grande e della piccola safena.
Il quadro clinico comprende disturbi esterni, sensazione di peso e sensazione di fatica; le complicanze più frequenti sono le tromboflebiti, le più temibili le ulcere varicose. L'ispezione delle gambe in posizione ortostatica e la velocimetria Doppler sono gli strumenti di diagnosi più semplici e opportuni.
L'intervento chirurgico va riservato a questi casi in cui le complicanze si fanno più frequenti e temibili. La terapia conservativa prevede misure empiriche: l'uso di calze elastiche, l'elevamento delle gambe, il movimento costante, le docce alternate (ad esempio getti di acqua calda per un minuto seguiti da getti di acqua fredda per un tempo doppio).
Quanto alla fitoterapia: Hamamelis virginiana TM, 30 gocce tre volte al dì, ha un'azione flebotonica ed emostatica e può trovare una indicazione anche nelle forme complicate di tromboiflebiti. Accanto all'amammelide , il pungitopo fornisce una TM di sicura efficacia: Ruscus aculeatus TM, stessa posologia del rimedio precedente, con azione fllebotonica e speciale indicazione nei soggetti con gli arti inferiori edematosi. Il sorbo e il castagno forniscono gemme la cui macerazione dà gemmoderivati utili rispettivamente nell'insufficienza venosa e nell'insufficienza linfatica: Sorbus domestica MG 1 DH e Castanea vesca MG 1 DH, 50 gocce al dì di ciascun rimedio.


In foto: "Svettando verso la Luce"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n.65, Gennaio 1990, pagg. 22-23

mercoledì 9 febbraio 2011

Schemi terapeuitici di alcune affezioni dermatologiche

Tinture Madri e Macerati Glicerici per il trattamento dell'acne giovanile e dell'herpes simplex

Le malattie della pelle risultano frequentemente refrattarie al pur sterminato arsenale farmaceutico messo a punto in questi anni, e nonostante siano ormai in gran parte noti i loro meccanismi eziopatogenetici. Sono invece uno dei migliori campi d'azione della fitoterapia.

di Luigi Turinese

Le malattie della pelle per la loro stessa "evidenza", hanno sempre avuto un posto di grande rilievo nella storia della patologia umana. Dunque fitoterapia e dermatosi - la più antica arte terapautica e il più antico gruppo di malattie - hanno conosciuto uno sviluppo parallelo. Anche al giorno d'oggi, pur essendo sterminato l'arsenale farmaceutico a nostra disposizione, la dermatologia rimane uno dei migliori campi d'azione della fitoterapia.
Se da una parte infatti vengono sempre meglio precisati i meccanismi eziopatogenetici delle malattie della pelle, la loro terapia è il più delle volte limitata ad interventi locali, spesso non privi di effetti collaterali anche sistemici (si pensi all'abuso di steroidi topici).
Come esempio di intervento fitogemmoterapico in dermatologia ho scelto due malattie di assai elevata incidenza epidemiologica: l'acne giovanile e l'herpes simplex. Per ognuna di queste patologie si è indicata , oltre ad una breve sintesi fisiopatologica e clinica, una rassegna il più possibile succinta di T.M. e M.G. in modo da rendere agevole la costruzione di uno schema terapeutico.

Acne giovanile
Si tratta di una malattia multifattoriale poligenetica, caratteristica della pubertà e dell'adolescenza. Il follicolo pilosebaceo è la sede istotopografica dell'acne. A giustificare la comparsa dell'acne vengono chiamati in causa fattori di varia natura:
- fattori ormonali, riassumibili in un'aumentata attività androgenica;
- fattori genetici;
- fattori alimentari; la loro importanza è stata recentemente contestata, ma non c'è dubbio che periodi di squilibri alimentari aggravano l'acne; così come non c'è dubbio che le sole correzioni del regime dietetico non siano in alcun modo sufficienti alla terapia;
- fattori ecologici (ambienti surriscaldati, inquinamento atmosferico);
- fattori psicologici;
- fattori tossi-infettivi;
- fattori iatrogeni (anabolizzanti, corticosteroidi, ecc ...).
I diversi fattori implicati provocano un aumento di sebosintesi a livello dell'unità pilosebacea, dove si crea una sovrainfezione batterica, dovuta in massima parte allo stafilocacco e al corynebacterium acnesis; la lipasi di quest'ultimo provoca la scissione idrolitica dei trigliceridi (che costituiscono il 57% del sebo), da cui si formano acidi grassi liberi che hanno azione irritante.
La terapia locale ha ben scarsa importanza, fatta eccezione per preparati a base di calendula. La T.M. è preparata dalle sommità fiorite raccolte in primavera e in autunno, messe a macerare in alcol a 55°. Se ne pongono 25-30 gocce in mezzo bicchiere d'acqua bollita e fatta raffreddare, e si fanno impacchi sulle sedi di lesione. Si può anche usare una pomata in cui viene incorporata la T.M. al 4%. L'azione della calendula è antiflogistica, antisettica e cicatrizzante. Nella medicina popolare sono tradizionalmente adoperati infusi di bardana. Dalla radice di Arctium lappa, in effetti, si ricava una T.M. ad azione diuretica e depurativa, attiva contro i germi gram positivi. Anche la T.M. di Viola tricolor (viola del pensiero) esercita un'azione diuretica e depurativa; inoltre è in grado di procurare una certa analgesia (ricordiamo per inciso che Viola tricolor trova tra le sue indicazioni anche certe forme di artropatia). La posologia di queste T.M. è di 20-25 gocce due-tre volte al dì.
Dalle gemme fresche di Juglans regia (noce) si ottiene un M.G. capace di diminuire le beta-lipoproteine e il colesterolo; l'indicazione principale di questo gemmoderivato è costituita dall'acne pustolosa.
Le foglie e la corteccia dell'olmo sono tradizionalmente usate a scopo vulnerario. Ulmus campestris M.G., preparato a partire da gemme fresche, ha la proprietà di regolare la secrezione sebacea. Eczema "umido", impetigine, herpes simplex recidivante e ovviamente acne giovanile costituiscono le principali indicazioni per questo gemmoderivato. Per i M.G. la posologia va da 50 a 100 gocce al dì.

Herpes simplex
E' un'infezione virale ricorrente caratterizzata dalla comparsa sulla cute o sulle mucose di vescicole contenenti un liquido chiaro su una base sollevata ed infiammata. L'agente infettante è un virus neurodermotropo, di cui esistono due ceppi: il tipo 1 provoca comunemenete herpes labialis e cheratite; il tipo 2 è spesso causa di infezione genitale. Il virus rimane latente nei gangli nervosi, sicché svariati fattori (esposizione al sole, malattie febbrili, stress psico-fisici, taluni farmaci e cibi) possono scatenare una recidiva.
Dopo un breve periodo prodromico caratterizzato da bruciore o prurito, compaiono alcune vescicole su base eritematosa; dopo alcuni giorni le vescicole si seccano e danno luogo a una sottile crosta giallastra. La guarigione comincia dopo 7-10 giorni dall'esordio e si completa in tre settimane. In caso di localizzazione genitale i tempi sono generalemnte accorciati.
La terapia si basa su pochi presidi, avendo l'obiettivo realistico di ridurre al minimo e alla minima intensità le recidive. L'enula campana è una pianta dai molti usi, antiussigena, diuretica, antisettica, è adoperata per uso interno e per via topica nell'herpes simplex. Inula helenium T.M. 30 gocce tre volte al dì per bocca e qualche goccia, assoluta, sulla sede di lesione.
Nella terapia delle recidive giova l'alternanza dei M.G. di Ulmus campestris e Rosa canina. 50 gocce al dì di ciascun preparato per due mesi su tre. Il M.G. di Rosa canina, sia detto per inciso, è utile in qualsiasi situazione caratterizzata da flogosi virali recidivanti; sperimemntalmente riequilibra il profilo proteico.

Resta inteso che i due quadri clinici trattati sono semplicemente esemplificativi di un settore di applicazione della fitogemmoterapia.
Vi sono infatti altre possibilità applicative in dermatologia: eczema, verruche, psoriasi (in quest'ultimo caso come coadiuvante), ecc.


In foto: "Arabian style corner"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n.58, Maggio 1989, pagg.14-15

giovedì 3 febbraio 2011

Fitogemmoterapia per l'apparato respiratorio

I rimedi per le rinofaringiti, le bronchiti, le sindromi influenzali, specie se croniche.

I macerati glicerici e le tinture madri rappresentano una valida alternativa all'antibioticoterapia per quei disturbi dell'apparato respiratorio, che anche se piccoli sono spesso fastidiosi e soprattutto hanno carattere recidivante, in quanto alimentati da condizioni ambientali sfavorevoli.

di Luigi Turinese

Le rinofaringiti recidivanti rappresentano uno dei maggiori "piccoli grandi problemi" in età pediatrica. Infatti il loro trattamento mediante la terapia tradizionale è tutt'altro che semplice. E' qui che si verificano più frequentemente abusi di antibiotici, problematici per più di un motivo.


I fattori predisponenti

Innanzitutto, trattandosi di malattie di terreno, tendono a recidivare se ci si limita a terapie sintomatiche, che oltre tutto indeboliscono l'organismo del piccolo paziente creando le condizioni per nuove recidive e dunque per l'instaurarsi di un circolo vizioso.
Inoltre le rinofaringiti recidivanti sono infezioni prevalentemente virali, dunque tecnicamente insensibili agli antibiotici, i quali sono tutt'al più in grado di opporsi alla sovrainfezioni batteriche.
A questo di aggiunga che essensdo statisticamente in aumento i bambini allergici, aumentano parallelamente le probabilità che escano dallo stato di latenza fenomeni di allergia agli antibiotici.
Infine, dato lo stato rudimentale in cui si trova ancora la medicina tradizionale per quanto riguarda la possibilità di rinforzare il terreno, ovvero di rendere più efficace la risposta immunitaria del paziente, il pediatra che non voglia usare a sproposito l'antibioticoterapia si trova di fronte all'alternativa, invero assai povera, di non somministare al paziente alcun rimedio, salvo eventualmente antipiretici e riposo a letto.
Le rinofaringiti recidivanti riconoscono molti fattori predisponenti:
1) Brusche variazioni di temperatura. Ciò spiega la relativa maggior frequenza di episodi acuti all'inizio dell'autunno quando il caldo stabile dell'estate lascia il posto, spesso bruscamente, ai primi freddi; e in primavera, quando la temperatura è più incostante e le escursioni termiche sono conseguentemente maggiori.
2) Inquinamento atmosferico, compreso il fumo passivo di tabacco.
3) Ipertrofia adenoidea.
4) Anatomia della Tromba di Eustachio, che nel bambino è corta e permette la facile migrazione di microrganismi nella cassa timpanica, cosa che spiega le frequenti complicanze otitiche delle rinofaringiti.
5) Abuso di antibioticoterapia (vedi sopra).
6) Terreno allergico.
La terapia va naturalmente impostata su tempi lunghi, per esempio in cicli di due mesi su tre da settembre a maggio.

Essa comprende la combinazione di due o tre fra i seguenti macerati glicerici, elaborata a seconda del profilo del paziente: Abies pectinata (gemme di abete bianco), in grado di riequilibrare un bambino demineralizzato, frequentemente in ritardo ponderale, anoressico (tipo sensibile omeopatico Silicea); Betulla pubescens (gemme di betulla) che ha funzione di stimolare le difese immunitarie; Ribes nigrum (gemme di ribes nero), il gemmoderivato ad azione antiflogistica e antiallergica; Rosa canina (giovani getti di rosa canina), anch'essa dotata di azione antiflogistica; essendo blandamente rilassante, in uno schema terapeutico si preferisce somministrarla la sera.
Tutti questi M.G. vanno prescritti in ragione di 50 gocce al dì. Ad esempio: Ribes nigrum M.G. 1DH, 50 gocce in 1/2 bicchiere d'acqua al risveglio; Betulla pubescens M.G. 1DH (oppure Abies pectinata M.G. 1DH), 50 gocce in 1/2 bicchiere d'acqua prima di dormire.

La sindrome influenzale
La sindrome influenzale non complicata, com'è noto, è una malattia che guarisce spontaneamente in una settimana e in sei-sette giorni se ben curata. Tuttavia dare un sollievo al paziente e permettergli una rapida ripresa è sempre un obiettivo nobile.
La febbre è un sintomo che procura disagio, soprattutto a causa dell'astenia e della cefalea che solitamente comporta. La triade composta dai macerati glicerici di ribes nero, di betulla e ottano nero costituisce un buon mezzo per dare rapidamente sollievo al paziente, purché somministrato a dosi generose: 100 gocce
ogni due ore, a rotazione e alleggerendo la posologia di pari passo con il miglioramento.
Ribes nigrum M.G. 1DH ha un'azione tonica e antiflogistica. Betulla pubescens M.G. 1DH, come abbiamo visto, potenzia le difese organiche del paziente. Alnus glutinosa M.G. 1 DH ha ragione della congestione cefalica e calmerà la temperatura.
Una flogosi del tratto respiratorio alto è pressocché la regola in corso di sindrome influenzale. Buon rimedio per la tosse è la tintura madre di farfara (Tassilagro farfara T.M., 20 gocce più volte al dì), che possiede azione antitossigena e mucolitica. Si ricordi, tuttavia, che una tosse che dura più di dieci giorni richiede un approfondimento diagnostico. Quando coesistono tosse e risentimento dei seni paranasali (dolore frontale o mascellare, catarro nasale mucopurulento) trova più precisa indicazione il macerato glicerico di gemme di caropino (Carpinus betulus M.G. 1DH), 50 gocce tre volte al dì).

La bronchite cronica
Come recita la definizione dell'OMS, la bronchite cronica è una "malattia caratterizzata da ipersecrezione bronchiale che si manifesta con tosse ed escreto mucoso o mucopurulento, per la maggior parte dei giorni, durante un periodo di almeno tre mesi, per almeno due anni consecutivi".
Spesso associata ad enfisema polmonare, la bronchite cronica riconosce plurimi fattori predisponenti:
1) Fumo di tabacco;
2) Inquinamento atmosferico;
3) Professione (condizioni professionali che mettono in contatto con agenti inalanti broncolesivi);
4) Infezioni ricorrenti all'albero tracheo-bronchiale;
5) Fattori genetici.
L'aglio, grazie al suo prezioso fitocomplesso, svolge azione antisettica ed espettorante: Allium sativum T.M. 30 gocce due volte al dì.
La malva, pianta erbacea perenne ricca di mucillagini, è una delle piante a maggiore azione antiflogistica ed emolliente: Malva sylvestris T.M. 25 gocce tre volte al giorno.
Il nocciolo è un arbusto di grandi dimensioni della famiglia delle betullacee. Il macerato glicerico delle sue gemme, tra l'altro, esercita un'inibizione sui fenomeni sclerotici. E' dunque indicato nella bronchite cronica e nell'enfisema polmonare, operando a livello dei loro substrati anatomo-patologici: Corylus avellana M.G. 1DH, 50 gocce due volte al dì.


In foto: "Notturno barocco"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n. 63, Novembre 1989, pagg. 38-39

giovedì 30 dicembre 2010

Fitogemmoterapici per le patologie gastroenteriche

Le Tinture Madri e i Macerati Glicerici indicati nella cura dei disturbi gastrici e intestinali

La medicina "dolce" si rivela particolarmente efficace nelle disfunzioni dell'apparato digerente e intestinale, patologie tra le più diffuse e oggetto di frequente ricorso al medico, grazie all'ampia gamma di piante ricche di principi eupeptici, antispastici, sedativi.


Le malattie dell'apparato gastroenterico rientrano fra i più frequenti motivi di consultazione e costiituiscono un buon campo d'azione per il trattamento fitogemmoterapico. Tra le patologie gastroenteriche ho scelto di prendere in esame come rappresentative: la dispepsia, la sindrome del colon irritabile e la stipsi cronica.

Dispepsia
Con questo termine generico si vuole designare qualsiasi digestione che non procede naturalmente. Prima di intraprendere un qualsivoglia trattamento "dolce", sarà bene assicurasi della natura funzionale dei disturbi. In presenza di un quadro lesionale, per esempio un'ulcera peptica, la fitogemmoterapia è di valido aiuto, ma complementare al trattamento classico. La diagnosi differenziale, oltre che con l'ulcera peptiica, dovrà porsi anche con l'ischemia cardiaca, col reflusso gastroesofageo (causato prevalentemente da ernia iatale) e con la colecistite.
Le due principali forme cliniche della dispepsia, all'interno delle quali si situano numerosi quadri intermedi, sono la forma ipostenica, caratterizzata da una scarsa secrezione acida, e la forma iperstenica nella quale si verifica un'ipersecrezione acida. Digestione lenta, gonfiore addominale, senso di pienezza, disappetenza e nausea costituiscono i sintomi della dispepsia ipostenica. La forma iperstenica, solitamente più severa, comprende dolore epigastrico o retrosternale, spesso di tipo urente, disfagia e talora vomito.
In tutti i casi di dispepsia si impongono adeguate correzioni dietetiche, che non si devono identificare con restrizioni punitive o con un non meglio precisato invito a mangiare "in bianco", ma vanno nella direzione di una vera e propria educazione al mangiar sano: dunque scelta di alimenti di buona qualità, possibilmente integrali e biologici, correttamente combinati tra loro.
Per quanto riguarda le T.M. suggerisco di entrare in familiarità con una rosa ristretta di rimedi di cui si abbia sicura esperienza. Nella forma ipostenica ritengo utile la triade costuituita da Gentiana lutea, Citrus aurantium e Acorus calamus; la psoologia di queste T.M. è di 20-25 gtt prima dei pasti, in poca acqua. La genziana maggiore è una pianta erbacea perenne di cui si utilizza la radice; la sua azione eupeptica e stimolante dell'appetito si deve ai principi amari in essa contenuti, la cui composizione si avvicina a quella del tannino; si tratta di un gruppo di eterosidi (genziopicrina, genziina, genziacaulina, genziamarina) compresi da tempo in farmacopea.
La scorza di arancio amaro, o melangolo, svolge una preziosa azione eupeptica, soprattutto nei casi in cui sia presente cefalea posprandiale, grazie al suo contenuto di d-limonene, esperedina e pectina.
Dalla radice di calamo aromatico si ricava un rimedio eupeptico e stimolante dell'appetito.

Per quanto riguarda la forma iperstenica, identificabile con la cosiddetta gastroduodenite, si può pensare a due T.M.: Marsdenia condurango e Glycyrrhiza glabra, la liquirizia. La corteccia di condurango viene adoperata nelle affezioni gastriche dolorose, in ragione di 15 gtt due-tre volte al dì. La radice di liquirizia contiene una notevole percentuale (da 6 a 14%) di glicirrizina, o acido glicirrizico, saponoside triterpenico che sembra il principale responsabile delle preziose e molteplici attività terapeutiche delle pianta: azione antispastica, antistaminica, antiacetilcolinica, cicatrizzante, di tampone gastrico.
Tali proprietà ne fanno il rimedio di prima scelta nelle gastroduedeniti e un buon coadiuvante nella terapia dell'ulcera peptica.
Bisogna tuttavia guardarsi dai possibili effetti collaterlai che, quantunque reversibili, impongono un uso limitato nel tempo e un controllo medico costante; si possoono avere infatti ipertensione arteriosa, amenorrea e perdita della libido. Dunque Glycyrrhiza glabra T.M. 25 gtt due tre volte al dì per periodi non superiori alle quattro settimane consecutive.
Il M.G. ricavato dalle gemme fresche di fico possiede un tropismo elettivo per stomaco e duodeno, di cui regolarizza la motilità e la secrezione: Ficus carica M.G. 1 DH, 50 gtt al bisogno oppure due volte aldì per un periodo di alcune settimane, in tutte le forme di dispepsia.



Sindrome del colon irritabile
E' la più frequente malattia dell'apparato gastroenterico. Prevalente nel sesso femminile, consiste in una alterazione della motilità intestinale che interessa il tenue e il grosso intestino; una componente psicogena è molto frequente. Si distinguono i tipi clinici:
1) colon spastico, in cui dolore cronico e stipsi sono affiancati da sintomi generali (cefalea, nausea, meterorismo, palpitazioni astenia psicofisica);
2) diarrea senza dolore, caratterizzata da evacuazioni posprandiali precoci;
3) comnbinazione tra i due tipi clinici precedentemente descritti: alternanza tra stipsi e diarrea.
Alle indispensabili correzioni dietetiche pèuò essere utilmente associato qualche fitogemmoterapico. La pianta intera fiorita di Matricaria chamomilla è dotata di proprietà antispastiche e sedative oltre che eupeptiche; la ricchezza in camazulene dell'olio essenziale spiega l'azione antispastica della pianta: Chamomilla vulgaris T.M. 20 gtt due-tre volte al dì.
I semi di finocchio stimolano le funzioni digestive e hanno spiccata azione carminativa: Foeniculum vulgare T.M. 20 gtt due-tre volte al dì. Questa proprietà è condivisa da tutte le Ombrellifere: i semi di aneto sono usati per calmare i dolori gastrici, le coliche il meteorismo intestinale, l'anice per calmare gli spasmi e i crampi allo stomaco; il cumino contro i dolori dell'ulcera gastrica e per facilitare la digestione.
Anche i giovani getti di mirtillo rosso danno un M.G. regolatore della funzionalità e della motilità intestinale, in grado di dinìminuire il meteorismo e di normalizzare le alterazioni dell'alvo sia in senso stitico che in senso diarroico. Vaccinium vitis idaea M.G. 1DH 50 gtt al dì.

Stipsi cronica
Consiste in un passaggio difficile o infrequente delle feci, considerando che la frequenza normale della defecazione varia da una volta ogni tre giorni a tre volte al dì.
Malattia della civiltà per eccellenza, la stipsi può instaurarsi a seguito di numerose cause, che rivestono il significato di fattori predisponenti: fattori dietetici, sedentarietà, patologie rettali, cause psichiche, cause iatrogene. La fitogemmoterapia, naturlamente, ha un ruolo importante ma non sostitutivo della correzione dei suddetti fattori. Le droghe antrachinoniche hanno un'azione potente e fedele, rappresentando un ottimo esempio di superiorità della pianta intera rispetto ai principi attivi isolati: questi ultimi, infatti, uniscono all'effetto terapeutico possibili fenomeni di assuefazione o di intossicazione. Le piante in questione, tuttavia, provocano un'iperemia pelvica, per cui sono controindicate: durante la gravidanza e le mestruazioni, in presenza di emorroidi, nei casi di enterocolite e di appendicite, negli stati infiammatori dell'utero e della vescica.
Le droghe antrachinoniche sono le seguenti: aloe (Aloe ferox), senna (Cassia angustifolia), frangola (Rhamnus frangula), cascara sagrada (Rhamnus purshiana), rabarbaro cinese (Rheum officinale). Le T.M. da esse ricavate si somministrano in ragione di 15 gtt tre volte al dì.
Tra i gemmoderivati, sono particolarmente utili le preparazioni ricavate dalle gemme di betulla, dalle gemme di quercia e dai giovani getti di mirtillo rosso. Betula pubescens, Quercus pedunculata,m Vaccinium vitis idaea M.G. 1DH 50 gtt al dì di ciascuno, preferibilmente associati nell'arco della medesima giornata.

Luigi Turinese


In foto: "Winter roofs"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n.60, Luglio/Agosto 1989, pagg.22-23

Affezioni reumatiche croniche

Di fronte alle malattie reumatiche, la strategia terapeutica deve essere improntata a un certo eclettismo. Assai di frequente il sintomo dominante è il dolore, tanto meno sopportabile in quanto il più delle volte presenta una spiccata cronicità. L'uso intelligente, in chiave sintomatica, dei FANS (antiflogistici non steroidei) non dovrà essere bandito in nome di una terapia alternativa sorda alle sofferenze del paziente, rimanendo beninteso la dissuefazione da ogni dipendenza chimica uno degli obiettivi del nostro intervento.

Quando sono coinvolti fattori di tipo biomeccanico, siamo di fronte a un'indicazione elettiva per l'osteopatia, che con tecniche manipolative restituisce rapidamente mobilità all'articolaziione colpita, liberandola dal dolore e mettendo il paziente nelle condizioni ideali per intraprendere un trattamento di fondo con terapie naturali. Nel caso poi di cronici difetti posturali, la fisoterapia secondo il metodo Mézèries è in grado di agire in profondiotà sul terreno del paziente, correggendone lo schema corporeo e permettendogli un uso economico della propria architettura strutturale.
Infine si può ricordare l'azione miorilassante del massaggio Shiatsu e il benefico effetto di ogni forma intelligente di ginnastica e di movimento. nonché l'utilità di un regime alimentare disintossicante e, ove sia necessario, dimagrante.
Premesso ciò, esaminiamo le possibilità di intervento fitogemmoterapico.

Osteoartrosi
Si tratta della forma più comune di artropatia cronica. Considerata fino ai tempi recenti una malattia esclusivamente degenerativa, l'osteoartrosi conosce invece una patogenesi di una certa complessità. Oltre alla degenerazione della cartilagine articolare, troviamo fenomeni di neoapposizione ossea (formazione di osteofiti), proliferazione di tessuti molli nelle articolazioni e fenomeni infiammatori, talché risulta ormai superata la tradizionale distinzione tra reumatismi esclusivamente degenerativi (artrosi) e reumatismi esclusivamente infiammatori (artriti).
Il quadro clinico è dominato da tre elementi variamente combinati: rigidità, dolore, impotenza funzionale. La diagnosi è clinica e radiologica. La radiografia dell'articolazione colpita mostra una riduzione dell'interlinea articolare (segno di degenerazione cartilaginea) e, talora, la presenza di blocchi ossei (segno di neoapposizione ossea).
La terapia sintomatica dell'osteoartrosi si avvale di due T.M.: quella di Harpagophytum procumbens (artiglio del diavolo) e quella di Spirea ulmaria (regina dei prati). La prima è dotata di un'azione antiflogistica paragonata da alcuni autori a quella del fenilbutazone; per quanto riguarda la seconda, osserviamo che il nome aspirina attribuito all'acido acetilsalicilico deriva da essa , ed è quanto basta.
La coppia costituita dai M.G. di gemme di Pinus montana (pino mugo) e Vitis vinifera (vite) si oppone ai due momenti fondamentali della patogenesi dell'osteoartrosi: la degenerazione della cartilagine articolare e l'infiammazione. Il M.G. di gemme di Ribes nigrum (Ribes nero) si prende cura della componente infiammatoria della malattia. Come di regola, la posologia dei M.G. è di 50 gocce due-tre volte al dì, mentre quella delle T.M. è della metà (Harpagophytum tuttavia, mostra una maggiore efficacia al dosaggio di 50 gocce due volte al dì).

Osteoartriti
Le osteoartriti reumatiche a prevalente componente infiammatoria (osteoartriti) sono di solito più impegnative, e in questi casi la fitogemmoterapia potrà svolgere al più un ruolo di complemento, prezioso tuttavia nel ridurre il dosaggio dei FANS e dunque i loro effetti collaterali. Rappresentativa delle osteoartriti è l'artrite reumatoide, il cui quadro clinico è costituito da rigidità mattutina di lunga durata (oltre i venti minuti), dolore o dolorabilità dell'articolazione colpita, tumefazione articolare, noduli sottocutanei, alterazioni radiologiche (decalcificazione ossea, anchilosi), alterazioni ematochimiche (riscontro del fattore reumatoide, positività della reazione di Waaler-Rose, movimento degli indici aspecifici dell'infiammazione).
La T.M. più adoperata è ancora una volta quella di Haropagophytum, mentre tra i M.G. la scelta cade sull'immancabile Ribes nigrum e su Ampelopsis weitchii (vite canadese).
Va da sé che questo protocollo terapeutico è valido anche nelle altre forme di osteoartrite come la spondilite anchilopoietica, che condivide con l'artrite reumatoide un importante interessamento del sistema immunitario; si può osservare per inciso che tale interessamento indica una volta di più Ribes nigrum, che come è noto svolge un'azione similcortisonica mediata dalla corteccia surrenale.

Osteoporosi
L'osteoporosi è una malattia metabolica dell'osso ad eziologia multifattoriale, che si sostanzia in un aumento del riassorbimento osseo con conseguente diminuzione della massa e della densità dell'osso. La diagnosi poggia su elementi radiologici tradizionali cui si è recentemente affiancata la Mineralometria Ossea Computerizzata, raffinata metodica in grado di rivelare il coefficiente di mineralizzazione ossea. La prevenzione è nel caso dell'osteoporosi la miglior cura, oltre a un congruo apporto di calcio tramite la dieta, il movimento e l'uso di riminerallizanti naturali prima che la malattia sia giunta in fase conclamata (nelle donne non attendere la menopausa) possono ritardarne l'insorgenza e mitigarne l'intensità.
La T.M. di coda cavallina (Equisetum arvense), ricca di silicio, ha un'azione rimineralizzante generale. Alla posologia di 25 gocce tre volte al dì si dimostra utile anche nel favorire il consolidamento delle fratture. Il M.G. di gemme di abete bianco (Abies pectinata) favorisce la fissazione del calcio (effetto paragonabile a quello della calcitonina): 30 gocce tre volte al dì. Il rovo (Rubus fructicosus M.G. dai giovani getti) è indicato, insieme a Sequoia gigantea nell'osteoporosi dolorosa: 30 gocce tre volte al dì.
La sequoia ha un'azione brillante in geriatria, anche nell'osteoporosi: 50 gocce del M.G. da giovani getti in associazione con Rubus fructicosus.

Luigi Turinese


In foto: "Piani inclinati"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n.64, Dicembre 1989, pagg.20-21

martedì 28 dicembre 2010

I segreti delle piante bambine

Che cosa è, come è sorta, come si sta evolvendo la gemmoterapia, la branca della fitoterapia che utilizza le parti appena nate delle piante

Auxine, giberelline, enzimi, proteine, acidi nucleici, fattori di crescita, questi principali componenti attivi delle gemme, dei giovani getti, giovani radici, scorza di radici, scorza dei giovani fusti, semi: vale a dire di tutte quelle parti vegetali allo stato embrionale che vengono utilizzate per ottenere i macerati glicerici, e che spesso non si ritrovano che in traccia nella panta adulta


Proviamo sempre molto stupore, e anche commossa ammirazione, andando con la mente agli sforzi compiuti dall'umanità per affrontare la malattia e il dolore, e alle corrispondenti intuizioni di cui l'uomo è stato capace. Quale scintilla illuminò la mente degli antichi abitanti del pianeta quando pensarono di rivolgersi al mondo vegetale per cercarvi rimedio alle sofferenze dl corpo (e dell'anima)?
Forse le malattie sono inviate da dei invidiosi o semplicemente maldestri. Certo un dio, Indra, è indicato dalla mitologia induista come il rivelatore agli uomini del segreto che soltanto gli esseri soprannaturali conoscevano, e cioè che le piante potevano curare tutte le malattie.
E' questa la radice mitica dell'Ayurveda ("scienza della vita"), il sistema medico tradizionale dell'India, ancor oggi largamente diffuso, che fa delle piante medicinali il principale presidio terapeutico. L'Ayurveda indica con minuzia le parti delle piante medicinali impiegate in terapia: radice, tronco, rami, steli, foglie, gemme, fiori, frutti, scorza, resina. Una raffinatezza come vedremo, degna della moderna fitoterapia.

Una nuova forma galenica
La fitoterapia, come è noto, è quel settore della farmacologia che studia le droghe di origine vegetale. Il termine droga indica quella parte della pianta medicinale cui si attribuisce azione farmacologica. Il processo di trasformazione della droga in un preparato adatto all'uso farmaceutico conduce al cosiddetto prodotto galenico. I prodotti galenici si possono ottenere facendo agire un opportuno solvente sulla droga secca o sula droga fresca, oltre che per distillazione (è il caso, ad esempio, degli oli essenziali).
Per rimanere nei limiti di questo articolo, tralasciamo le operazioni sulla droga secca.
Dalla droga fresca, escludendo i succhi, ottenuti per spremitura, si ricavano essenzialmente le tinture madri (T.M.) e i macerati glicerici (M.G.).
La T.M. si ottiene per macerazione alcolica della pianta intera o di sue parti.
Il M.G. è prodotto dalla macerazione in alcol e glicerina di parti vegetali allo stato embrionale: gemme, giovani getti, giovani radici, scorza delle radici, scorza dei giovani frutti, semi. Poiché le parti embrionali più usate sono le gemme, si parla, a rigore impropriamente, di gemmoterapici e, per indicare il metodo terapeutico basato sul loro uso, di gemmoterapia.
La gemmoterapia è la branca più giovane della fitoterapia, contando circa quarant'anni di vita. Gli inizi si devono al medico belga Pol Henry, mentre un gruppo di studiosi francesi (Martin, Paqualet, Bergeret, Netien) si è dedicato soprattutto agli esperimenti di laboratorio, nel corso dei quali è emersa la composizione assai interessante dei tessuti embrionali vegetali, che spesso non si ritrova che in traccia nella pianta adulta.
Insomma, sulla scia di Freud l'esplorazione dell'infanzia riserva sempre sorprese!
Auxine, giberelline, enzimi, proteine, acidi nucleici, fattori di crescita: questi i principali segreti delle "piante bambine".

La parentela con l'omeopatia
Immediatamente popolare negli ambienti omeopatici. la gemmoterapia presenta in effetti qualche parentela con l'omeopatia, configurandosi come una terza via a cavallo tra la fitoterapia classica e la medicina omeopatica, benché di certo più vicina alla fitoterapia.
Di ispirazione omeopatica è ad esempio la diluizione dinamizzata dei gemmoderivati. Il materiale vegetale embrionale viene posto a macerare in una miscela glicero-alcolica per tre settimane. Dopo filtrazione, si ottiene il M.G. di base, che viene quindi sottoposto a una diluizione decimale hahnemanniana: una parte del preparato di base viene diluito con nove parti di un solvente costituito al 50% da glicerina, al 30% di alcol e al 20% di acqua.
Il processo di diluizione, come nelle preparazioni omeopatiche, si accompagna a una dinamizzazione, cioè a una serie di succussioni effettuate allo scopo di "energizzare" la soluzione. Il gemmoderivato, ormai pronto per la commercializzazione e l'uso, si indica invariabilmente con il nome latino seguito con la sigla M.G. IDH (prima decimale hahnemanniana): ad esenppio, Ribes nigrum M.G. IDH.
Per il medico è importante compilare la ricetta correttamente e per esteso, così come per il farmacista leggerla con precisione. Difatti, per rimanere nell'esempio ora citato, la richiesta di Ribes nigrum IDH (senza la sigla M.G.) potrebbe ingenerare nel farmacista il legittimo dubbio di dovere licenziare una prima decimale hahnemanniana preparate a partire dalla T.M., macerazione in alcol di foglie fresche di ribes nero, e non dal M.G. di gemme fresche.
Differenza di non poco conto, se si ricorda che, ad esempio in questo caso, la T.M. ha un'azione diuretica e uricosurica, mentre il M.G. presenta proprietà antiallergiche e antiflogistiche.

Prescrizione di tipo clinico
I gemmoderivati studiati e commercializzati, poco più di una cinquantina, rappresentano di fatto un apliamennto del ventaglio di posssibilità offerto dalla fitoterapia tradizionale.
Ogni gemmoderivato ha le sue indicazioni, ricavate dalle possibilità terapeutiche del suo fitocomplesso e viene prescritto dunque secondo un criterio clinico: il medico, in altri termini, pone la diagnosi di malattia e, se vi è l'indicazione, prescrive il gemmoterapico atto a combatterla: un metodo, come si vede, squisitamente allopatico.
I sostenitori della terapia del "drenaggio", numerosi all'interno del mondo omeopatico, ancorché "arcaici" dal punto di vista della scienza medica moderna, conferiscono invece ai macerati glicerici la capacità di attivare gli emuntori, cioè gli organi deputati all'espulsione delle "tossine" dell'organismo. La disintossicazione che ne seguirebbe darebbe maggiore "spazio di manovra" ed efficacia al rimedio omeopatico scelto.
Non c'è alcun dubbio sull'efficacia empirica di entrambi gli approcci, sebbene vada riconosciuta una certa debolezza alla teoria del drenaggio. Difatti l'esistenza di tossine da veicolare fuori dall'organismo è assiomatica, non dimostrata, e appare piuttosto come la "letteralizzazione" di una metafora sotto la quale si cela quella disarmonia tra i sistemi regolatori dell'organismo (nervoso, endocrino, immunitario) che sta all'origine di gran parte delle malattie funzionali.

La ricerca scientifica
Risponde a criteri più oggettivi la ricerca, suddivisa nei suoi due filoni tradizionali, ricerca di base e sperimentazione clinica.
Il test di Halpern consiste nel misurare la velocità di riassorbimento delle micelle di carbone colloidale fissate dalle cellule reticolo-endoteliali del ratto. Ad esempio Betulla pubescens M.G. IDH incrementa del 37% la cinetica di eliminazione di tali micelle: pertanto si può affermare che l'azione terapeutica delle gemme di betulla è mediata dal sistema reticolo-endoteliale.
L'aumento della resistenza al freddo nei ratti trattati con gemme di ribes nero, nonché la più rapida ruisoluzione dell'edema, sperimentalmente indotto dal formolo, dopo somministrazione dello stesso gemmoderivato, portano a concludere che l'efficacia terapeutica di Ribes nigrum M.G. IDH è dovuta a un'azione similcortisonica mediata dalla corteccia surrenale.
Nella pratica clinica assume importanza lo studio dell'elettroforesi proteica. Nelle infiammazioni acute, ad esempio, si verifica un incremento delle alfa-globuline, mentre in corso di patologia cronica si assiste a un picco delle gamma-globuline. Nel primo caso si rivelano utili i macerati glcerici di gemme fresche di ontano nero (Alnus glutinosa M.G. IDH), di betulla (Betula pubescens M.G. IDH) e di ribes nero (Ribes nigrum M.G. IDH), nel caso di ipergammaglobulinemia, invece, si ottengono buoni risultati somministrando i macerati glicerici di gemme di sanguinello (Cornus sanguinea M.G. IDH) e di noce (Juglans regia M.G. IDH), oltre che di giovani getti di ginepro (Juniperus communis M.G. IDH).

Luigi Turinese


In foto: "Temenos"

Bibliografia essenziale:
BRIGO BRUNO, Fitoterapia e Gemmoterapia nella pratica clinica, Laboratoires Boiron Italia, Pioltello (MI), 1986
HENRY POL, Basis Biologiques de la Gemmothérapie, Ed. Saint-Norbert, Tongerlo (Belgio), 1959
PENSO GIUSEPPE, Le piante medicinali nell'Arte e nella Storia, Ciba-Geigy edizioni, 1986
SWENSON TORE, Gemmoterapia, Ed. Mediterranee, Roma, 1981


Articolo apparso su "L'Erborista", Anno I, n.3, Settembre 1992, pagg. 22-23, Edizioni Tecniche Nuove

Le infezioni urinarie

Le infezioni urinarie comprendono malattie di entità variabile e di varia eziologia, come la pielonefrite, la cistopielite, la cistite e l'uretrite. Le forme a carattere recidivante meritano un'indagine diagnostica approfondita, potendo risultare secondarie a malattie di ancor maggiore impegno (litiasi urinaria, tumori, malfomazioni).
Pertanto ci sembra ragionevole limitare l'intervento fitogemmoterapico alle infezioni delle basse vie urinarie. Nel corso di infezioni acute con più di 100.000 colonie batteriche/cc, le T.M. e i M.G. possono coadiuvare utilmente, riducendone i tempi di somministrazione, i chemioterapici e gli antibiotici, questi ultimi scelti sulla scorta di un'urinocoltura.
Di fronte a infezioni subacute e tendenti alla cronicità, anche in casi di flogosi non settica alle vie urinarie, evento tutt'altro che raro e sviluppantesi solitamente su terreno spasmofilico, la fitogemmoterapia può rappresentare l'intervento di prima scelta.

Dismicrobismo intestinale
Non di rado, le infezioni delle basse vie urinarie sono in rapporto con fenomeni di dismicrobismo intestinale, sostenuti a loro volta da una sindrome del colon irritabile. Il quadro clinico comprende dolore minzionale urente, pollachiuria, disuria; talora compare ematuria, microscopica o franca: più rara è la presenza di febbre.
La terapia si avvale essenzialmente dell'apporto di droghe della famiglia delle Ericacee, le cui T.M. si usano in ragione di tre-quattro volte al dì: Corbezzolo (Arbustus unedo), Erica (Calluna vulgaris), Uva ursina (Uva ursi), Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus). Una T.M. importante, questa della famiglia delle Composite, si ricava dalla Verga d'oro (Solidago virga aurea).
Un M.G. su tutti: quello ricavato da giovani getti di mirtillo rosso, in grado di agire sull'infezione direttamente e, regolando la motilità intestinale, anche indirettamente: Vaccinium vitis idaea M.G. 1DH, 30 gocce due-tre volte al dì.

Malattia assai frequente è l'ipertrofia prostatica, che colpisce un gran numero di uomini sopra i sessant'anni, e si configura come un'iperplasia adenomatosa delle ghiandole prostatiche periuretrali. Il quadro clinico,legato a gradi variabili di ostruzione del collo vesciale, comprende pollachiuria, nicturia, diminuzione della forza del mitto e frequenti infezioni secondarie dovute a ristagno dell'urina in vescica.
Una volta esclusi i casi di assoluta pertinenza chirurgica (gravi fenomeni ostruttivi, sospetto viraggio carcinomatoso), si procede al trattamento fitogemmoterapico, è incentrato sull'uso della T.M. di uva ursina (Uva ursi T.M. 20 gocce due-tre volte al dì) e del M.G. ricavato dai giovani getti di sequoia (Sequoia gigantea M.G. 1DH, 100 gocce al mattino, in un'unica somministrazione).

Disturbi del ciclo ovarico
Per oligomenorrea o spaniomenorrea si intende la riduzione della frequenza mestruale. La classificazione nosografica delle oligomenorree è la seguente:
- alterazioni del ciclo mestruale legate a disturbi della regolazione centrale;
- alterazioni del ciclo mestruale di origine ovarica;
- alterazioni del ciclo mestruale da cause uterine;
- alterazioni del ciclo mestruale di origine ormonale exttragenitale;
- alterazioni del ciclo mestruale legate a malattie e disturbi di origine generale.
E' chiaro che l'intervento fitogemmoterapico sarà tanto più efficace quanto meno si indirizzerà ad alterazioni secondarie ad altre malattie. Pertanto ci occuperemo in linea di massima dei disturbi disfunzionali di cui al primo punto. La terapia si avvale di T.M. ricavate da piante tradizionalmente assimilate dalla donna. La Calendula (Calendula officinalis) ha un'azione emmenagoga e antidismenorroica. La Salvia (Salvia officinalis), pianta dai molteplici usi terapeutici, si distingue per l'elevato tasso di estrogeni vegetali. Come rimedio di seconda scelta si segnala il Senecione (Senecio vulgaris). La posologia di queste T.M. è di 25 gocce due-tre volte al dì.
Il trattamento fitogemmoterapico si rivela utile anche nei casi di dismenorrea primitiva, una patologia funzionale caratterizzata da un dolore periodico associato alle mestruazioni nel corso dei cicli ovulatori. Il dolore è legato a fenomeni ischemici e di contrazione della muscolatura liscia dell'utero. Il quadro clinico è polimorfo. Domina la scena il dolore, crampiforme e talora irradiato in sede extrapelvica (zona lombare, cosce); l'espulsione di frammenti di endometrio configura la forma clinica nota come dismenorrea membranosa.
Variamente associati si possono trovare inoltre pollachiuria, nausea e vomito, diarrea, cefalea, variazioni dell'umore, distenzione addominale.
Il trattamento comprende misure preventive (esercizio fisico regolare; molto utile a questo proposito sono le pratiche yoga), misure empiriche (applicazioni calde in zona pelvica) e terapia medica propriamente detta.
La terapia medica tradizionale prevede farmaci ad azione antiprostaglandinica (molto adoperato, attualmente, è il naprossene). A questo proposito sarà utile ricordare la funzione di precursore della sintesi della prostaglandine rivestita dall'acido nucleico arachidonico, contenuto in grande quantità negli oli di semi; ne consegue la misura antiprostaglandinica indiretta costituita dalla proscrizione degli oli di semi a favore dell'olio extravergine d'oliva.
L'Achillea svolge azione antispasmodica grazie ai suoi composti flavonici: Achillea millefolium T.M., 30 gocce tre volte al dì.
La Visnaga o Kella contiene visnadina, responsabile dell'azione antispastica delle piante: Ammi visnaga T.M., 15 gocce tre volte al dì.
Nelle donne ad impronta fortemente neurodistonica, irritabili, la pianta più indicata rimane la Camomilla: Chamomilla vulgaris T.M., 20 gocce più volte alla giornata.
Dai giovani getti di lampone si ricava un M.G. utile in tutte le disendocrinie femminili; la ricchezza in fragarina ne fa un prezioso antispastico uterino: Rubus idaeus M.G. 1DH, 40 gocce al dì per almeno due mesi consecutivi, con la funzione di ridurre gradualmente l'eccitabilità della muscolatura liscia dell'utero.

Luigi Turinese


In foto: "Italian Middle-East"

Articolo apparso su "NATOM - Mensile di medicina naturale", n. 62, Ottobre 1989, pag.29

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