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"La qualità maggiore di un buon medico è un'estrema capacità di attenzione, perché la medicina è sopra ogni altra cosa un'arte dell'osservare" Luigi Turinese in Biotipologia

venerdì 3 febbraio 2012

Le Recensioni di L.T. - "Il Dhamma vivo" e "Cibo per il cuore", di A. Chah

Achaan Chah, "Il Dhamma vivo", Ubaldini Editore, Roma 1994, pp. 126

e

Achaan Chah, "Cibo per il cuore", Ubaldini Editore, Roma 1993, pp.148

Con la morte di Achaan Chah, avvenuta nel 1992, è scomparso il grande restauratore della tradizione thailandese dei maestri della foresta, allo stesso tempo, con il passaggio delle consegne all'americano Achaan Sumedho, abbiamo assistito all'estensione della medesima tradizione ai non thailandesi.

Cibo per il cuore è esplicitamente " ... una raccolta di discorsi tenuti alle comunità monastiche thailandesi", come si legge (pag.7) nell'Introduzione del curatore (a proposito chi è il curatore? Nel libro non è specificato).
Pertanto si tratta di riflessioni non dirette ai laici. Tuttavia il laico praticante riceve paradossalmente più indicazioni da questo libro che dall'altro che qui presentiamo; si pensi ad esempio alle semplici ma non banali considerazioni sull'aniccia (pag. 145).

Il paradosso risiede nel fatto che Il Dhamma vivo, che racchiude discorsi pronunciati ai laici in Thailandia e in Gran Bretagna, risulta più ostico, proprio in relazione all'intento maggiormente divulgativo.

In qualche modo, il retaggio della foresta si fa sentire , e dubitiamo che nell'animo dei laici possano far breccia certe affermazioni: "Capelli, unghie, denti, pelle ... Ci siamo nati insieme e ci lasciamo abbindolare, ma in realtà sono cose impure .... Siamo così affascinati e sedotti dal corpo da ignorare il vero rifugio che è dentro di noi. Il vero rifugio è la mente" (pag. 19).

Ma soprattutto lasciano interdetti le seguenti due citazioni: " ... io non mai messo su famiglia ... Mi è bastato pensare all'espressione "vincoli famigliari" per capire di cosa si tratta in realtà ... "Vincolo" significa sofferenza ... "Famiglia" vuol dire confusione, non vale la pena di impelagarcisi. A causa di queste parole sono diventato monaco e non ho mai lasciato l'abito. I "vincoli famigliari" fanno paura. Siete in trappola .... Problemi con i figli, con i soldi, con tutti. Ma dove andare? Siamo in trappola. Ci sono figli e figlie; litigi a non finire fino al giorno della morte.... Non c'è fine alle lacrime, per uno che ha "vincoli famigliari"" (pag. 26).

"Il Buddha ... aveva una famiglia, ma vide i limiti di quella condizione e seppe distaccarsene" (pag. 69).

Non vediamo proprio come questi insegnamenti possano motivare i laici alla pratica nella vita quotidiana; senza una discriminazione assai sottile, infatti, possono avere un effetto lacerante piuttosto che unificante in chi persegua il Dhamma mantenendo le abituali responsabilità sociali. Soprattutto in chi viva un momento di crisi familiare. Si ha un bel dire che non c'è separazione tra vita religiosa e vita laica; si ha un bel proclamare che il Dhamma è per tutti. Non si tratterà che di ingiunzioni retoriche, fin tanto che santi uomini come Achaan Chah si lasceranno andare a così ingenue dichiarazioni di paura della vita.

Luigi Turinese

In foto: "Le quattro stagioni: inverno"


Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XIV, n.53, Gennaio-Marzo 1995

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