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"La qualità maggiore di un buon medico è un'estrema capacità di attenzione, perché la medicina è sopra ogni altra cosa un'arte dell'osservare" Luigi Turinese in Biotipologia
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martedì 12 gennaio 2021

La medicina ha bisogno di mètis - Articolo di Luigi Turinese su Generiamo Salute

La medicina ha bisogno di mètis

di Luigi Turinese

St(r)ati di realtà - Foto Gianna Tarantino



 La mancanza di mètis

In questi mesi ho lavorato intorno ad alcuni temi interdisciplinari, considerata anche la mia doppia competenza, di medico e di psicologo analista. Alcune settimane fa, mentre approfondivo il concetto di mètis per un Convegno di psicoanalisti junghiani, mi è sembrato di avere sempre più chiaro perché trovo insoddisfacente l’ingiunzione della medicina contemporanea di procedere per linee-guida e protocolli: infatti la nostra pratica, così come viene proposta, manca di mètis, ovvero di quella intelligenza astuta in grado di vedere soluzioni dove la statistica non sa guardare. Possiamo dire che la cultura scientifica dominante ha privilegiato il pensiero logico (logos): unilateralità particolarmente dannosa in medicina, disciplina complessa che non si risolve in pura oggettività. Alcuni correttivi stanno nascendo: si veda l’attenzione nei confronti della medicina narrativa, che viene presentata come una novità ma che per noi medici omeopati è una realtà da oltre due secoli. Si tratta però di correttivi isolati, mancando una visione d’insieme sorretta da una appropriata filosofia della medicina, che ne riconosca e rispetti la duplice natura di scienza e arte.

Mito e mètis

Che cosa dunque è la mètis? La mitologia greca ci dà qualche spunto iniziale, ricordandoci che Mètis è la prima moglie di Zeus: una oceanina che gli sfuggiva in ogni modo, tanto che alla fine Zeus si risolse di ingoiarla, quando però era oramai gravida. Le doglie si annunciarono sotto forma di una terribile emicrania, e dal cranio di Zeus nacque Atena, la dea della sapienza (sophìa). Nel terzo secolo a. C. il filosofo stoico Crisippo pone una distinzione tra sophìa e phronesis: la prima si interessa degli universali, la seconda, intrisa di mètis, è una qualità che dirige l’agire, tenendo conto della complessità e del contesto.

Il pensiero “laterale”

Ora, è evidente come la medicina, per lo meno nella sua declinazione clinica, abbia bisogno di un pensiero contestuale, di un pensiero flessibile, piuttosto che di un approccio sistematico e astratto che proceda per squadrate verità. Potremmo dire che, oltre alla via del razionale, urge percorrere la via del ragionevole, che sappia scegliere di volta in volta, da caso a caso, la soluzione più adatta. La via del ragionevole si nutre di intuizione, di colpo d‘occhio. [...]


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martedì 19 febbraio 2013

Luigi Turinese ospite allo Yoga Festival Catania 2013



venerdi 22  sabato 23 domenica 24 marzo 2013
PALAZZO DELLA CULTURA - VIA VITTORIO EMANUELE II, 121

YOGA , LA RICERCA DELLA SALUTE


Con Monica Bertauld - Philippe Djoharikian - Ilaria Evola - Stewart Gilchrist - Anna Inferrera - JayadevJaerschky - Maya Devi - Antonio Nuzzo - Myra Panascia - The Savita - Tite Togni - Luigi Turinese *- Piero Vivarelli - Paola Lucchesi 

Ospite d'onore nel pomeriggio di sabato 23 marzo, per la prima a YogaFestival Catania,
Swami Kriyananda
ultimo discepolo diretto di Paramhansa Yogananda
 con il Coro della Fratellanza Mondiale di Ananda, Assisi.
SIETE TUTTI INVITATI!

Per informazioni e richieste cataniayogafestival@gmail.comUfficio YogaFestival Catania  tel.  340 8326605 /
  095 7462365  dal lunedì al Venerdì dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.00.


* La relazione di Luigi Turinese:
"Elementi spirituali della cura" sarà sabato 23 alle 16.30.

venerdì 4 maggio 2012

Le Recensioni di L.T. - "Oltre il corpo, oltre la mente", di M. Karawatt

M. Karawatt: "Oltre il corpo, oltre la mente. Strutture e dinamiche della costituzione umana nella visone Yoga", La Parola, Roma 2007

Primo di tra volumi dedicati all'incontro tra Psicologia e pratica yoga - nei due che seguiranno si tratterà rispettivamente della meditazione e della psicologia yoga applicata - il libro che presentiamo svolge il tema della struttura e delle funzioni dell'essere umano così come lo descrive la complessa filosofia yoga; complessa in quanto ben lontana dalle semplificazioni cui ci hanno abituato le versioni ginniche e/o zuccherose che l'Occidente ha preferito per coltivare il proprio "materialismo spirituale".

"Praticare lo Yoga non comprendendo la psicologia e la filosofia fondante di tale disciplina, significa degradare una scienza olistica di conoscenza, di guarigione e di crescita realizzativi dell'intero essere umano a mera ginnastica fisica e/o mentale" (pag. 23). Giusta precisazione, anche se affiorano alla mente le ingiunzioni ala cautela poste da Jung nei confronti dell'importazione delle pratiche orientali: argomenti che l'Autore - indiano di nascita e analista junghiano di formazione (collega del CIPA) - sicuramente ben conosce.

Tuttavia, bisogna osservare che, rispetto all'epoca in cui Jung formulava le sue osservazioni, molta acqua è passata sotto i ponti del comparativismo religioso; ragion per cui la filosofia indiana è meno "esotica" e più integrata nel tessuto culturale occidentale, che forse dovremmo iniziare a definire globale.

Il libro di Karawatt è percorso da un dichiarato intento pedagogico; né potrebbe essere diversamente, dato che la principale motivazione a scriverlo è venuta all'Autore dal suo incarico didattico presso la scuola di formazione per insegnanti organizzata dalla Federazione Mediterranea Yoga.

Coerentemente con tale obiettivo, alle due parti costitutive del testo viene fatta seguire un'Appendice comprendente un questionario ad uso dei lettori/allievi. Utile è anche il capitolo che elenca le fonti: una bibliografia tutto sommato scarna ma molto specifica.
Viene giustamente messo in chiaro che il solo approccio intellettuale non può essere sufficiente, dato che la conoscenza è sempre, per i filosofi indiani, un fatto empirico. "In Oriente la dimensione spirituale viene studiata come una astra (scienza), attraverso l'esame accurato delle stratificazioni e delle differenziazioni degli stati di coscienza" (pag. 105).
Pertanto, di un libro del genere si può fruire come di un abbecedario per il praticante, piuttosto che come un saggio tradizionale.

Luigi Turinese

In foto: "Turibolo indiano"

Recensione apparsa nella rubrica "Recensioni" della Rivista di Psicologia Analitica, Nuova serie, n.24, Volume 76/2007,"Il senso di Psiche. Una filosofia per l'anima", pagg. 263-64

lunedì 26 marzo 2012

Le Recensioni di L.T. - "Orientalia. Catalogo n.1" Libreria Aseq

Libreria Aseq, "Orientalia. Catalogo n.1", Roma 1995, pp.160

Da un ventennio, silenziosamente, svolge a Roma la sua preziosa, meritoria opera una libreria sui generis, per lo meno rispetto al corrente modo mercantile e consumistico di intendere il libro. Alla libreria Aseq, difatti, non si va solo a comprare gli ambiti oggetti cartacei, ma anche a respirare con i librai nel ruolo di danteschi Virgilii, un clima di ricerca spirituale.

L'ultima iniziativa della libreria va assolutamente segnalata: un catalogo molto esteso di tutto ciò che è reperibile nell'ambito degli studi orientalistici, con l'intento di fornire una "mappa in cui si intrecciano gli infiniti percorsi della ricerca spirituale" (dalla presentazione).

E' un elenco ragionato, diviso in sezioni, comprendente anche libri in lingua straniera e completato da un indice degli autori.
A questo primo catalogo ne seguiranno altri due, uno dedicato alle cosiddette "discipline arcane" (alchimia, astrologia, ecc ...) e l'altro alla spiritualità occidentale.

I cataloghi saranno inviati gratuitamente a chi ne farà richiesta alla libreria Aseq.


Luigi Turinese


In foto: "Scapigliatura"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

Le Recensioni di L.T. "Religione o psicoterapia?" (a cura di) M. Aletti

Mario Aletti (a cura di), "Religione o psicoterapia? Nuovi fenomeni e movimenti religiosi alla luce della psicologia" Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1994, pp. 404

Mario Aletti
è Presidente della Società Italiana per la Psicologia della Religione. Oltre che curatore del presente volume, resoconto del V Convegno (ottobre 1994) della Divisione "Psicologia e Religione" della SIPs (Società Italiana di Psicologia), egli è autore della relazione pubblicata in appendice ("Esperienza religiosa, linguaggio religioso e differenza di genere"), presentata al VI Symposium Europeo di Psicologia della Religione tenutosi in Svezia nel 1993.

Nel volume sono raccolte una trentina di relazioni divise in sette sezioni e dovute ad un gruppo eterogeneo di studiosi, da storici delle religioni a psicologi e psicoterapeuti di varie tendenze. Colpisce l'assenza di relatori di estrazione junghiana, dato che C.G.Jung si occupò dell'argomento a più riprese, e nel 1957 tenne anche un ciclo di conferenze pubblicate l'anno successivo proprio con il titolo "Psicologia e religione".

Per non fare torto a nessuno non scenderemo in particolari. Facciamo un'eccezione per David Meghnagi ("L'immaginario ebraico e la psicoanalisi", pp. 369-378), non solo per menzionare uno degli studiosi freudiani più originali oggi in circolazione, quanto per il tema trattato, pietra angolare del pensiero psicoanalitico e, all'epoca dei pionieri, fonte di fertili discussioni, non prive di spunti equivocabili su psicologia ebraica e psicologia "ariana".


Luigi Turinese


In foto: "Cave!"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

Le Recensioni di L.T. - "Toccare la pace. La pratica dell'arte di vivere con consapevolezza", di Thich Nath Hahn

Thich Nath Hahn, "Toccare la pace. La pratica dell'arte di vivere con consapevolezza", Ubaldini Editore, Roma 1994, pp.112

Come sempre per i grandi personaggi - e non c'è dubbio che Thich Nath Hahn lo sia - è in agguato il rischio che l'editoria raschi il fondo del barile per dare alle stampe ogni tratto di penna e ogni esternazione.

Questo fenomeno ci pare in corso anche per il Nostro. Che cosa dire di questo "Toccare la pace"?
Tanto è l'anelito di Thich Nath Hahn alla pace, che assistiamo a un sesto capitolo ("Trattato di pace") in cui lo spirito di pace viene letteralizzato in un vero e proprio trattato, con tanto di firma da apporre (!) da parte dei sottoscriventi.
Non c'è dubbio che ciò possa avere una rilevanza pratica, e costituisce addirittura un "mezzo abile". Ma una cosa è vivere in una comunità in cui ogni esperienza può trasformarsi in un passo di avvicinamento tra le persone; altra cosa è leggere in un libro un modulo da controfirmare, "Messaggio di Pace" (pag. 57).
Se mancano delle specificazioni contestuali (siamo in un monastero, siamo nel corso di un ritiro, e così via), riesce difficile assimilare la sostanza dell'importante messaggio.


Luigi Turinese


In foto: "Golfo mistico"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

domenica 4 marzo 2012

Le Recensioni di L.T. - "Oriente", di I. Osuchowska

Isia Osuchowska, "Oriente", Libreria delle Donne, Milano 1995, pp. 100

Con l'affettuosa introduzione di Natalia Aspesi, ecco la seconda uscita dei "Quaderni di via Dogana", che trattano i più diversi argomentoi, purché sussista il denominatore comune costituito dal mondo femminile.
Non si tratta di un segno retoricamente femminista, bensì di un ognipervadente richiamo a prestare a ciò che le donne fanno nella loro inquieta ricerca, "... a quell'instancabile capacità delle donne di stare insieme e darsi una mano a cercare: non so cosa, ma qualcosa che cerchiamo tutte", come scrive la Aspesi a pag. 4.

Questo "Orienete" è il resoconto, a doisegni corredati da appunti o appunti corredati da disegni?), della IV Conferenza Internazionale delle donne buddhiste, tenutasi a Leh, nel Ladak (India), nell'agosto 1995.

Isia Osuchowska è grafica di formazione (nel 1985 fu consulente grafica per PARAMITA) e mette le sue capacità al servizio di un alleggerimento del contenuto del libro, che sarebbe sicuramente risultato meno accattivante se fosse statoi presentato, in maniera tradizionale, come "Atti del Congresso".
Grazie a Isia, dunque, e cento di questi resoconti!

Luigi Turinese

In foto "Al centro della scena"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

Le Recensioni di L.T. - "La verità prepotente", di F. Gentiloni

Filippo Gentiloni, "La verità prepotente", Manifestolibri, Roma 1995, pp. 64

Nel presente libretto, edito nella collana "Le esche" del Manifesto, una penna appassionatamente critica come quella di Filippo Gentiloni affronta il "fatto religioso" al tramonto del secondo millennio.
La prima constatazione riguarda la presenza delle religioni sul versante di quei problemi (solidarietà, convivenza civile) che le moderne società secolarizzate hanno mostrato di non sapere risolvere.

La seconda riguarda la crisi delle religioni "del libro" nella cosiddetta civiltà dell'immagine, nell'ambito della quale c'è una tale inflazione della carta stampata per cui "se la Bibbia e il Corano sono libri come gli altri, il fatto religioso non può non risentirne" (pag. 20).

Secondo l'opinione di Gentiloni, i problemi del cattolicesimo del duemila sono soprattutto tre: un'etica ideale, soprattutto in campo sessuale, difficilmente praticabile e infatti largamente disattesa; una certa sordità alle tematiche femminili emergenti; soprattutto, infine, un universalismo di facciata, come è precisato nel III capitolo ("La pretesa impossibile"), in cui l'autore esamina, anche dal punto di vista storico-dottrinario, la pretesa cristiana di costituire l'unica verità.
Ma a questo proposito l'autore si chiede (V capitolo, pag 43): " ... un cristiano che rinunci alla pretesa di una verità unica, universale, esclusiva, si può ancora chiamare cristiano?".
Pensandoci bene, non si tratta di una domanda oziosa. Gentiloni ci congeda comunque con un filo di speranza, chiedendo in ultima analisi all'ermeneutica un aiuto per imparare a leggere i testi sacri oltrepssando l'esclusivismo.

Luigi Turinese

In foto "La Reine de la rosée"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

venerdì 2 marzo 2012

Le Recensioni di L.T. - "La Filosofia Perenne", di A. Huxely

Aldous Huxley, "La Filosofia Perenne", Adelphi Edizioni, Milano 1995, pp.430

La poliedricità di un autore coem Aldous Huxley (1894-1963)è testimoniata da una produzione che varia dal romanzo ("Il Mondo Nuovo") al saggio, con influenze culturali che comprendono uno spirito scientifico decisamente moderno (non per niente il nonno era stato un famoso biologo, tra i primi assertori dell'evoluzionismo darwiniano), accanto a suggestioni sapienziali di sapore orientale.
Il suo interesse per le esperienze con gli allucinogeni ("Le porte della percezione"), inoltre, lo mette a buon diritto tra i padri della cultura psichedelica.

"La Filosofia Perenne" è del 1945 e, sotto una denominazione di chiara matrice leibniziana, denuncia la ricerca di una sorta di minimo comun denominatore dell'esperienza spirituale. "La Filosofia Perenne si occupa principalmente dell'unica, divina Realtà consustanziale al mondo molteplice delle cose, delle vite e delle menti. Ma la natura di quest'unica Realtà è tale da non poter essere appresa direttamente e immediatamente se non da coloro che hanno deciso di adempiere certe condizioni, rendendosi pieni di amore, puri di cuore e poveri di spirito ... Solo attraverso gli esperimenti fisici possiamo scoprire la natura intima della materia ... Ed è solo grazie agli esperimenti psicologici e morali che possiamo scoprire l'intima natura della mente ..." (Introduzione, pagg. 13-14).

Il libro consta di 27 capitoli in cui vengono affrontati altrettanti grandi temi della spiritualità "appoggiandoosi" ad ampie citazioni, che l'autore commenta.
Si tratta di citazioni tratte dalla Smitri piuttosto che dalla Shruti, per usare la terminologia induista, che distingue opportunamente la tradizione della verità "ascoltata" (noi diremmo "rivelata").

Questa scelta si rivela intelligente soprattutto per quanto riguarda l'ambito cristiano, perché "... la familiarità con scritture tradizionalmente sacre rende a generare ... una specie di insensibilità reverenziale ... una sordità interiore al significato delle sacre parole" (Introduzione, p. 15).
Della tradizione cristiana sono perciò messi in risalto un Meister Eckhrt, un Ruysbroeck, un Giovanni della Croce; così come nell'ambito dell'Islam è il sufismo ad attirare l'attenzione di Huxley.

Insomma il primato è accordato all'esperienza, e vedere i mistici di ogni tradizione affiacati prescindendo da ogni ordine cronologico o geografico immette in una dimensione atemporale e metaculturale, che è condizione ideale per il manifestarsi della Filosofia Perenne.

Luigi Turinese

In foto "Rotunditas"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

Le Recensioni di L.T. - "Sunyata buddhista e kenosi cristologica in Masao Abe", di A. Rodante

Angelo Rodante, "Suyata buddhista e kenosi cristologica in Masao Abe", Città Nuova Editrice, Roma 1995, pp.96

Il presente, compatto libretto di Angelo Rodante costituisce un'ottima introduzione al pensiero del giapponese Masao Abe e al tempo stesso fornisce una suggestione comparativa basata sull'accentuazione del concetto buddhista di Vuoto e su quello cristiano di Kenosis ("svuotamento").
Masao Abe ha descritto un arco che dal nichilismo di ispirazione nicciana è approdato allo zen, grazie all'incontro con D.T. Suzuki. Fondamentale, come tappa intermedia, è stata la Scuola di Kitaro Nishida, assertore della filosofia del Nulla Assoluto.
Da oltre trent'anni, lo sforzo del professore Abe consiste nel promuovere il dialogo interreligioso, da una prospettiva che il lavoro di Rodante mette bene in rilievo. "Quando noi penetriamo con chiarezza la nozione del Dio kenotico nel cristianesimo e la nozione del "sunyana" dinamico nel buddhismo, cristianesimo e buddhismo possono entrare in un più profondo e creativo dialogo" (pag.31, citazione di un articolo di Masao Abe).

La bibliografia straordinariamente ricca in rapporto alla concisione del volume, consente un approfondimento di un tema affascinante seppure non proprio agevole. L'intento di Rodante è sinceramente volto a costellare una fertile compenetrazione tra pensiero buddhista e pensiero cristiano, al di fuori di ogni retorica dell'incontro. "La sfida buddhista consiste in una chiamata al centramento personale - cioè vivere il proprio essere nel Centro che è Dio - prima di agire nella storia per una riforma sociale. Mentre la sfida del cristianesimo al buddhismo è quella di dar peso all'impegno nella storia come risultato del centramento personale" (pag.77).

Luigi Turinese

In foto: "Servo vostro"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

giovedì 1 marzo 2012

Le Recensioni di L.T. - "Vita di Kodo Sawaki, monaco zen", di G. Sono Fazion

Gianpietro Sono Fazion, "Vita di Kodo Sawaki, monaco zen", La Spiga, Milano 1995, pp. 72

Piccolo omaggio a un grande esponente della tradizione Soto zen, il libretto di Fazion, scritto come al solito in un italiano scorrevole ed elegante, passa in rassegna il percorso di Kodo Sawaki (1880-1965) a partire dalla sua infanzia infelice.

Rimasto orfano ancora bambino, Sawaki fu infatti adottato da una famiglia che viveva ai margini della legalità e della moralità. Per i misteriosi percorsi del karma, e forse anche grazie a un contesto socio-culturale che può dare un senso all'esperienza del dolore, questo precoce contatto con dukkha, accelerò la sua ricerca di pace e conoscenza. La successiva grave ferita subita nel conflitto russo-giapponese del 1905, a cui partecipò come soldato, non fece che confermare la sua percezione dell'impermanenza, che gli rendeva tanto cari i versi del poeta Fueoka: "La vita e la morte non sono che un sogno".

L'adesione al buddhismo rispondeva pienamente alla sua natura, che gli ispirava frasi del genere: " Il buddhismo è una religione che fa scendere il sangue montato alla testa" (pag.29)

Tra i numerosi discepoli di Sawaki ricordiamo Uchiyama Roshi e Taisen Deshimaru, che Sawaki ordinò monaco poco prima di morire e a cui dobbiamo parecchi ricordi del maestro.


Luigi Turinese

In foto: "Meditatio mortis"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

Le Recensioni di L.T. - "Lo yoga del sogno e la pratica della luce naturale", di N. Norbu

Namkhai Norbu, "Lo yoga del sogno e la pratica della luce naturale", Ubaldini Editore, Roma 1993, pp.112

"La notte è di fondamentale importanza per un praticante, perché metà della vita la trascorriamo dormendo; spesso però sprechiamo la totalità del tempo del sonno ... Bisogna essere realmente consapevoli che la pratica può continuare in qualsiasi circostanza, persino durante il sonno o mentre si mangia, ad esempio" (pag. 41).
Lo Dzochen, tradizione in cui Norbu è maestro, sostiene che " ... la chiave del lavoro sul sogno è lo sviluppo di una maggiore consapevolezza dello stato del sogno" (dall'Introduzione di Michael Kate, pag. 28).

Norbu distingue i sogni comuni, prodotti da tracce karmiche, dai "sogni di chiarezza", riferiti a " ... una classe di esperienze oniriche che hanno favorito l'evoluzione del progresso culturale e religioso dell'umanità" (pag 27 dell'Introduzione).
Si capisce l'importanza di ricordare i sogni, soprattutto quelli del secondo tipo.

Le tecniche tibetane di cui Norbu è maestro insegnano a rimanere nello stato cosiddetto di luce naturale, in cui si mantiene la piena coscienza e si può quindi stare in contatto con i sogni. Norbu sottolinea poi l'analogia tra lo stato della luce naturale, " ... che va dal momento in cui ci si addormenta fino a quando la mente riprende a funzionare" (pag. 42) - cioè a sognare -, e le esperienze che si hanno al momento della notte.
Le tecniche in questione, d'altra parte, non hanno uno scopo fisiologico - sebbene Norbu faccia una piccola digressione a beneficio degli insonni - quanto piuttosto soteriologico, essendo per il buddhismo massimamente importante restare il più possibile consapevoli.

Luigi Turinese

In foto: "La colpa"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.59, Luglio-Settembre 1996

giovedì 23 febbraio 2012

Le Recensioni di L.T. - "La solitudine del samaritano", di G. Franzoni

Giovanni Franzoni, "La solitudine del samaritano. Una parabola per l'oggi", Edizioni Theoria, Roma-Napoli 1993, pp.144

C'erano una volta le comunità di base. Di quel movimento, che negli anni '70 rivoluzionò il mondo cattolico, Giovanni Franzoni (Don Franzoni quando era abate della Basilica di San Paolo a Roma) fu esponente di spicco.
Oggi, ridotto allo stato laicale, Franzoni continua ad essere in prima fila nell'impegno sociale, e lo testimonia con questo libro, in cui auspica l'allargamento dell'area della compassione.

Questo lodevole proposito muove dalla preoccupazione dell'autore che la fretta dell'uomo di fine millennio, il suo correre, lasci indietro i "piccoli" che non possono o non sanno correre.
Le numerose citazioni bibliche e "laiche" non intellettualizzano il libro, che mantiene un afflato emotivo ed emozionato.

Franzoni prende le mosse dalla parabola del Buon Samaritano, così come è riportata in Luca 10, 25-37 (ma anche in Matteo, 22, 34-40 e in Marco 12,28-31).
Nodo centrale del Cristianesimo, il tema dell'amore del prossimo costituisce forse la maggiore originalità del pensiero di Gesù, quanto meno per l'enfasi che Egli vi trasferì. Già il Pentateuco, infatti, vi faceva riferimento: in Levitico, 19,18, si legge "amerai il tuo prossimo come te stesso"; a fronte e a completamento dell'ingiunzione contenuta in Deuteronomio, 6,5: "Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze".
Al comandamento assoluto che ne fa Gesù si ispira dunque Franzoni, affinché il richiamo alla solidarietà non resti un vacuo e retorico "flatus voci".

Luigi Turinese

In foto: "Le gelosie"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

Le Recensioni di L.T. - " Il Vangelo secondo Matteo e lo Zen". di L. Mazzocchi, J. Forzani, A. Tallarico

Luciano Mazzocchi, Jso Forzani, Annamaria Tallarico, "Il Vangelo secondo Matteo e lo Zen". Meditazioni della Domenica", Edizioni Dehoniane, Bologna 1995, pp.310

Questo libro, frutto di una pratica cristiano-buddhista convinta e impegnata, si propone come guida per la condivisione di preziose esperienze, presentando testi e commenti di Scritture cristiane e buddhiste.

"Tra i tanti versanti del dialogo interreligioso - scrivono gli autori - crediamo che quello cristiano-buddhista soprattutto nella focalizzazione Vangelo-Zen, sia straordinariamente intransigente e, quindi, purificatore [...] Il Vangelo e lo Zen così differenti in apparenza, comunicano in profondità: sono religioni dell'essere e non dell'apparire [...] L'essere, come ripetutamente insegna Meister Eckhart, rifiuta qualsiasi aggiunta: deve essere liberato da tutte le sovrastrutture perché risplenda nella sua originalità".
E' qui felicemente superato il dilemma che divide oggi seriamente il mondo cattolico tra chi usa il dialogo come ponte per raggiungrere altre sponde e chi come strumento per condurre gli "infedeli" in seno a Madre Chiesa, in nome del vecchio missionarismo cristocentrico.
E' significativo che il vescovo Abbondi, vice-presidente della CEI, abbia scritto la prefazione del libro, lieto che esso possa "trarre dalla latitanza la partecipazione del Popolo di Dio al dialogo interreligioso" e trarre dalla dimenticanza "documenti preziosi, che però restano troppe volte eredità giacenti".

Luigi Turinese

In foto: "Condivisione"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

Le Recensioni di L.T. - "La saggezza che libera", di P. Confalonieri

Pierluigi Confalonieri, "La saggezza che libera. La pratica della meditazione nei discorsi del Buddha", Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1995, pp. 208

Nella collana "Piccoli saggi" degli Oscar Mondadori, caratterizzata da una grafica deliziosa e da un rapporto qualità/prezzo imbattibile, appare questa raccolta di discorsi del Buddha.

Il quale Buddha è, a tutti gli effetti, l'autore del libro, che una bizzarria dell'editing attribuisce a Pierluigi Confalonieri.
Confalonieri, per essere precisi, svolge una preziosa opera di curatore. A lui si devono infatti la Prefazione, un breve saggio sulla vita e gli insegnamenti del Sublime, che costituisce la prima parte del libretto, e una trentina di pagine finali sulla pratica della meditazione, che costituiscono la terza parte; vi si descrivono la meditazione vipassana e la struttura di un ritiro nella tradizione di U Bu Khan.

Il principale insegnante vivente di questa tradizione è Goenka, di cui Confalonieri è l'assistente in Italia.
I discorsi del Buddha, che costituiscono il cuore del libro (oltre cento pagine), sono tratti dal Sutra Pitaka, la più imponente sezione del Tipitaka, o quanto meno la più interessante per i laici.

Luigi Turinese

In foto: "Pulcherrimae rosae"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

Le Recensioni di L.T. - "Principi di psicologia transpersonale", di L. Boggio-Gilot

Laura Boggio-Gilot, "Principi di psicologia transpersonale", Associazione Italiana di Psicologia Transpersonale, Roma 1995, pp.142

"Le frontiere del potenziale umano oltre l'Io e la Normalità". Questo il suggestivo sottotitolo del libro di Laura Boggio-Gilot, resoconto riveduto con una sapiente opera di editing, di un corso tenuto all'A.I.P.T.
L'originario fine didattico traspare, ed è un bene, cosicché il grande pubblico può ricevere finalmente adeguate informazioni sul pensiero dei padri fondatori della psicologia transpersonale.

Comunemente definita la quarta forza della psicologia, dopo la psicoanalisi, il comportamentismo e la psicologia umanistica, la psicologia transpersonale prende le mosse dal lavoro di Jung, di Maslow e di Assagioli, elaborando una sintesi originale. Suo ordine è la concezione dell'essere umano come unità di corpo, mente, anima e Spirito, in movimento verso uno stato transpersonale in cui, come nelle tradizioni sapienziali, " ... la coscienza non viene vista come una funzione del sistema nervoso, ma al contrario è il sistema nervoso a essere visto come strumento della coscienza: questa non può essere conosciuta, dunque, con gli stessi strumenti che si usano per studiare il cervello" (pag. 34).

Di conseguenza, un posto di rilievo viene conferito alla meditazione, metodo elettivo per indagare la coscienza.
E proprio ad allargare lo spettro della coscienza mira la psicologia transpersonale, fino a comprendere livelli transegoici, translogici e spirituali.
Parallelamente, la psicopatologia viene chiamata ad includere la sofferenza legata ad ostacoli nello sviluppo spirituale e nella ricerca del sesso.
A realizzare questi ampliamenti, come è ovvio, non bastano gli strrumenti del modello biomedico, troppo legato ad un paradigma meccanicistico, sono i modelli propri delle tradizioni asiatiche a soccorrere segnatamente il buddhismo e quella particolare espressione dell'induismo che è l'Advaita Vedanta.

Luigi Turinese

In foto: "Casina delle Fate"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

Le Recensioni di L.T. - "La pratica della consapevolezza", di H. Gunaratana

Henepola Gunaratana, "La pratica della consapevolezza", Ubaldini Editore, Roma 1995, pp.176
" ... il modo più efficace di esprimere una cosa che vogliamo far capire agli altri è servirsi del linguaggio più semplice. E questo specialmente quando ci sforziamo di insegnare qualcosa che non rientra nelle normali attività della vita quotidiana" (dalla Prefazione, pag.7). L'autore, un monaco singalese ormai quasi settantenne, vive da svariati anni negli USA. Egli pertanto conosce bene le difficoltà che si possono incontrare nel trasmettere certi concetti e certe esperienze a meditanti occidentali; e, d'altra parte, è in possesso della chiave per riuscirci. Questa chiave è la semplicità.

Nel libro, ad esempio, è ridotta al minimo indispensabile la terminologia tecnica in lingua pali: si fa invece largo uso di un linguaggio psicologico "basso" e dunque comprensibile a tutti pur senza tradire la profondità dei concetti. Ne risulta un manuale di meditazione buddhista privo di colore catechistico. Il tono è quello, basilare e rassicurante, di un maestro elementare.

Il primo capitolo ("Meditazione: perché disturbarsi?") contiene una riflessione sulla motivazione. Viene messa in chiaro la natura eminentemente psicologica della meditazione vipassana. Prezioso, e spiritoso, il secondo capitolo ("Ciò che la meditazione non è"), in cui si passano in rassegna gli equivoci più frequenti circa la meditazione : "la meditazione è fuggire dalla realtà"; "la meditazione è per i santi e per gli uomini straordinari, non per gente normale"; e così via.
Molto utili il capitolo 10 "Come affrontare i problemi") e i capitoli 11 e 12 ("Affrontare le distrazioni").
"La consapevolezza è una funzione che disarma le distrazioni, allo stesso modo in cui un artificiere innesca una bomba " (pag. 123).
"Paura e depressione sono stati mentali spiacevoli che fanno male. Volete liberarvene perché vi disturbano. Più difficile sarà voler applicare lo stesso processo agli stati mentali a cui tenete, quali il patriottismo, la vostra protettività di genitori, il vero amore. Ma sarà ugualmente necessario" (pag. 134).
Molto acute sono poi le considerazioni sull'equilibrio tra concentrazione e consapevolezza. "Troppa consapevolezza, senza la calma che la bilanci, finirà per essere uno stato ultrasensibilizzato, simile a quello generato dall'abuso dell'LSD. Troppa concentrazione, senza un'adeguata quantità di consapevolezza che faccia da contrappeso, finirà nella sindrome del "Buddha di pietra" (pag. 151).

Raramente un manuale di meditazione è insieme così profondo e così amorevolmente didattico.

Luigi Turinese


In foto: "Cuori in inverno"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

domenica 12 febbraio 2012

Le Recensioni di L.T. - " Il sapore della liberazione. Letture buddhiste" (a cura di) V. Talamo

Vincenzo Talamo (a cura di), "Il sapore della liberazione. Letture buddhiste", Promolibri, Torino 1995. pp.176


Senza rullare di tamburi, con una modestia che sconfina nell'understatement, Vincenzo Talamo si è conquistato un posto di rilievo nella divulgazione dei testi canonici, che egli stesso traduce dal pali.

Ricordiamo, tra le sue cose migliori, una traduzione del Sutta Nipata che l'editore Boringhieri mandò in libreria già nel 1961 ("Raccolta di aforismi", pubblicata poi nel 1979 nella Biblioteca Boringhieri).

"Il sapore della liberazione" è un libro importante, poiché presenta dei testi di cui non esistevano traduzioni in lingua italiana.
Si tratta di una cinquantina di brani appartenenti al Samyutta-Nikaya e al Vinaya-Nikaya (soltanto due proovengono dall'Anguttara-Nikaya), corredati da note puntuali ed esplicative.

Ringraziamo di cuore Vincenzo Talamo per il suo lavoro e teniamo d'occhio la collana di Promolibri "Il Loto" diretta dal Prof. Stefano Piano, presso la quale il libro è stato pubblicato.

Luigi Turinese


In foto: "La Fanciulla della Neve"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

Le Recensioni di L.T. -"Roberto Assagioli. La vita e l'opera del fondatore della psicosintesi", di P. Giovetti

Paola Giovetti, "Roberto Assagioli. La vita e l'opera del fondatore della psicosintesi", Edizioni Mediterranee, Roma 1995, pp.144

A vent'anni dalla scomparsa, appare la prima biografia del fondatore della psicosintesi. Roberto Assagioli (1888-1974) ha attraversato l'avventura psicoanalitica con una sua specialissima interpretazione del lavoro psicologico.
Veneziano di nascita, fiorentino d'adozione, Assagioli ebbe contatti diretti con Freud, da cui lo separavano ventidue anni, e con Jung, di tredici anni più anziano.
Mantenne una costante ammirazione per il lavoro di Freud, da cui si distanziò presto; ebbe maggiori punti di contatto con la psicologia analitica di C.G.Jung. Fu proprio Jung, come apprendiamo da questa bella biografia, ad utilizzare per la prima volta, in una lettera a Freud nel 1909 il termine psicosintesi: "Se esiste una psicoanalisi, dev'esserci anche una psicosintesi, che costruisce un futuro sulle stesse leggi".

Laureatosi in Medicina nel 1910 con una tesi sulla psicoanalisi, Assagioli collaborò anche, a Firenze, a "La Voce", il periodico diretto da Prezzolini, su cui pubblicò, tra l'altro, un articolo su Sigmund Freud.

La psicosintesi come scuola a sé nacque a cavallo tra gli anni '20 e gli anni '30 (l'Istituto di Psicosintesi venne fondato a Roma nel 1933).
La psicosintesi si differenzia dalla psicoanalisi soprattutto per una particolare attenzione alla sfera transpersonale dell'uomo. Lo stesso Assagioli era molto attratto dai sistemi sapienziali orientali, lui, ebreo di nascita. Predilesse sopra ogni cosa la Bhagavad-Gita e le Upanishad. Ebbe contatti con la Società Teosofica.

In questo percorso articolato e profondo Assagioli mantenne però una cordialità e un senso dell'umorismo veramente terapeutici, come documentato in uno dei più accattivanti capitoli del libro, il terzo ("Roberto Assagioli visto da vicino"). Qui sono raccolte le testimonianze di una decina di persone che gli stettero vicine in diversi momenti della sua vita.

Non c'è che dire, un libro molto bello questo di Paola Giovetti. Soprattutto, un libro che non stanca mai, pur affrontando tematiche di un certo peso. Ciò si deve certamente all'estrazione giornalistica dell'autrice, ma ancor più alla sua partecipazione emotiva al tema trattato.

Luigi Turinese

In foto: "Masque renversée"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

Le Recensioni di L.T. - "L'universo come dimora", di F. Capra e D.Steindl-Rast

Fritjof Capra, David Steindl-Raft, "L'Universo come dimora. Conversazioni tra scienza e spiritualità con Thomas Matus", Feltrinelli Editore, Milano 1993, pp.216

Quando, nel 1976, uscì "Il Tao della Fisica" (edito in Italia, da Adelphi, nel 1982), il mondo della scienza e quello sapienziale ricevettero un determinante impulso ad avvicinarsi. Fu tuttavia il successivo libro di Capra, "Il punto di svolta" (1982, edizione italiana 1984 per i tipi di Feltrinelli), il frutto a nostro avviso più maturo di quella felice intuizione.
Vi si contrapponevano due modelli culturali, due paradigmi, l'uno, definito meccanicistico di derivazione cartesiano-newtoiniana, per cui l'Universo e il microcosmo rappresentato dall'organismo umano sono costituiti da assemblaggi di materia passiva, inerte e inconsapevole; l'altro, definito sistemico, connesso con la meccanica quantistica, per la descrizione del quale contano l'interdipendenza e il continuum processuale più che che il principio di causa.

Le implicazioni di un paradigma culturale sono molteplici, spaziando dall'economia alla medicina, dalla psicologia alle altre scienze umane.

Si può capire che ampio ventaglio si aprisse all'indagine di Capra, che infatti, nel 1988, ci regalò Uncommon wisdom. Conversation with remarkable people, prontamente tradotto l'anno successivo da Feltrinelli ("Verso una nuova saggezza"); il penultimo capitolo ("I dialoghi di BigSur") è di fatto un primo assaggio de L'Universo come dimora, una sorta di prova generale di quanto si possa far procedere l'indagine col metodo del dialogo. Un dialogo che, nel libro che qui presentiamo, si svolge tra Capra e due singolari monaci camaldolesi: David Steindl-Rast e Thomas Matus.

Le conversazioni hanno per sfondo l'Esalen Institut di Big Sur, California. Esalen evoca personaggi del calibro di Maslow, Bateson, Watts, Campbel, Huxley, Grof; dai loro contributi è nato un nuovo modo di pensare la scienza e la filosofia.

L'Universo come dimora prende le mosse dall'intento di comparare le caratteristiche del pensiero neoparadigmatico, imperniato sul concetto di interdipendenza, nella scienza (Capra) e nella teologia (Steindl-Rast e Matus).
C'è un libro apparentemente "minore" di Capra, La politica dei Verdi, scritto a quattro mani con Charlene Spretnak, edito negli U.S.A. nel 1984 e tradotto per Feltrinelli due anni più tardi, con una prefazione del compianto Alexander Langer. E' a questa digressione ecologica che ci dobbiamo richiamare per spiegarci l'uso dell'espressione "paradigma ecologico", in luogo di paradigma sistemico.
"Di recente mi è capitato di sottolineare l'importanza che ha il conoscere la differenza tra olistico ed ecologico. Una visione del mondo ecologico è olistica , ma non solo. Essa non solo coglie il suo oggetto come un intero, ma riconosce anche come questo intero sia inserito in entità globali più ampie" (pag. 79).

Non è possibile riassumere i diversi rivoli in cui si si riversa il dialogo principale. Essi comprendono, ad esempio, un suggestivo parallelismo tra ecumenismo ed ecologismo (pp. 80 e sgg.); così come ardite incursioni in ambito teologico-filosofico, scientifico o anche politico (vedi "Il nuovo pensiero di Mikhail Gorbaciov", pp. 210-211: non si dimentichi che il libro è stato edito in U.S.A., nel 1991).
Il tutto in uno stile aereo, non dogmatico, sistemico ma non sistematico: in una parola, poetico.

Perché, come dice Matus: "La poesia è un mezzo assai idoneo al discorso ecologico" (pag.52).

Luigi Turinese

In foto: "A wonderful cake"

Recensione apparsa nella rubrica "Libri" di "PARAMITA, Quaderni di Buddhismo per la pratica e per il dialogo", Anno XV, n.57, Gennaio-Marzo 1996

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Luigi Turinese Cantautore

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